Sonata per violino in do maggiore (K. Anh.C 23.03)
de Wolfgang Amadeus Mozart

La Sonata per violino in do maggiore (K. Anh.C 23.03, talvolta diffusa anche come K. 57) è una sonata in tre movimenti per violino e strumento a tastiera, tradizionalmente datata intorno al 1784 ma oggi generalmente considerata spurie—di autore ignoto. Conservata e divulgata soprattutto attraverso stampe tarde, ci è giunta come un lavoro conciso, dalle proporzioni classicamente equilibrate, il cui linguaggio musicale solo a tratti ricorda le sonate per violino e tastiera autenticate di Mozart.
Origini e contesto
La Sonata per violino in do maggiore (K. Anh.C 23.03) viene di solito collocata attorno al 1784, anche se né il luogo d’origine né una fonte autografa risultano stabiliti con certezza nel consueto percorso di riferimento pubblico. Entrò nel repertorio tramite pubblicazioni successive, in particolare nell’edizione ottocentesca delle opere complete di Breitkopf & Härtel (Mozarts Werke, Serie XVIII), dove compare tra le “sonate e variazioni per pianoforte e violino”.[1]
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Se si accetta la data c.1784 come punto d’orientamento, il brano si collocherebbe accanto alla prima maturità viennese di Mozart, quando le sue sonate per violino autenticate trattano sempre più il violino come un vero partner, e non come una semplice parte obbligata sopra la tessitura della tastiera. Per contro, K. Anh.C 23.03 appare spesso più come una modesta sonata da salotto, pubblicabile, nello stile tardo-settecentesco—ben fatta, di linee chiare e pensata per l’esecuzione domestica—ma priva dell’inconfondibile scansione drammatica e della compattezza motivica tipiche dei migliori lavori mozartiani nel genere.[1][2]
Carattere musicale
Organico: pianoforte (o clavicembalo) e violino.[1]
IMSLP elenca tre movimenti:[1]
- I. Largo
- II. Menuetto
- III. Allegro
Il Largo iniziale suggerisce un’ampiezza da introduzione più che la distensione di un ampio movimento lento: il violino tende a cantare in periodi relativamente semplici, mentre la tastiera fornisce l’impalcatura armonica e una figurazione gentile. Un Menuetto come secondo movimento rafforza il carattere sociale, derivato dalla danza—musica pensata per essere compresa e suonata con facilità—mentre l’Allegro conclusivo vira verso un moto più luminoso e regolarizzato, privilegiando frasi simmetriche e traiettorie tonali non complicate in do maggiore.
Nel suo insieme, K. Anh.C 23.03 si presta meglio a essere avvicinata come una sonata attraente, classicamente idiomatica, proveniente dall’orbita di Mozart più che dalla sua penna: il progetto in tre movimenti (Largo–Menuetto–Allegro) è del tutto plausibile per l’epoca, eppure la sua prevalente misura e la relativa intercambiabilità delle sue tessiture si collocano a una certa distanza dall’audace gioco di domanda e risposta, di taglio conversativo, che si trova nelle sonate per violino viennesi di Mozart attribuite con sicurezza.[1]
[1] IMSLP work page: movement listing, instrumentation, publication information, and authorship note (“no longer believed to be the work of Mozart”).
[2] IMSLP: List of compositions by Mozart (entry for Anh.C 23.03 marked “spurious (composer unknown)”).




