K. 570

Sonata per pianoforte n. 17 in si♭ maggiore, K. 570

von Wolfgang Amadeus Mozart

Silverpoint drawing of Mozart by Dora Stock, 1789
Mozart, silverpoint by Dora Stock, 1789 — last authenticated portrait

La Sonata per pianoforte n. 17 in si♭ maggiore, K. 570 di Mozart è un lavoro tardo viennese per tastiera, composto nel febbraio 1789, la cui compostezza e finezza contrappuntistica la rendono una delle sue sonate più discretamente sofisticate.12 Scritta quando Mozart aveva 33 anni, distilla il suo dono operistico per la linea cantabile in una trama che spesso sembra musica da camera per due mani.13

Origini e contesto

All’inizio del 1789, Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791) risiedeva ancora a Vienna, ma la sua posizione pubblica di celebrità della tastiera era diventata meno solida rispetto alla metà degli anni Ottanta. La sonata K. 570 appartiene al gruppo tardo delle sue sonate per pianoforte, scritto dopo la più drammatica Sonata in do minore, K. 457 (1784) e vicino nel tempo all’ultima Sonata in re maggiore, K. 576 (anch’essa del 1789).1 In questo periodo finale, la scrittura tastieristica di Mozart tende spesso a ripiegarsi verso l’interno: la maniera virtuosistica e “pubblica” del concerto cede il passo a un idioma più privato, in cui chiarezza della linea, fraseggio equilibrato e sottile contrappunto svolgono il lavoro espressivo.

La K. 570 porta con sé anche una piccola complicazione storica: fu pubblicata per la prima volta postuma da Artaria (Vienna, 1796) con un “accompagnamento” di violino, categoria di marketing già antiquata negli anni Novanta del Settecento.24 La ricerca moderna considera la sonata fondamentalmente un’opera per pianoforte; la parte di violino presente in alcune edizioni successive è generalmente intesa come un’aggiunta, più che come l’idea originaria di Mozart.23

Composizione

Il catalogo Köchel della International Mozarteum Foundation data la sonata a Vienna, febbraio 1789.1 L’opera ci è giunta come composizione compiuta, con materiale autografo indicato nella catalogazione del Mozarteum.1 Questa datazione la colloca tra le ultime, importanti dichiarazioni di Mozart per tastiera sola—musica scritta quando aveva ormai pienamente assimilato l’eredità “galante” dello stile tastieristico di metà secolo, ma la arricchiva sempre più con un’economia motivica di ascendenza haydniana e un orecchio finissimo per una tessitura conversativa.1

Benché la sonata non sia legata a un singolo evento di prima esecuzione ampiamente documentato, la sua scrittura limpida e idiomatica lascia intuire un brano pensato per essere suonabile e “utile”: musica per il salotto, lo studio e l’amatore serio, ma con sufficiente finezza compositiva da ripagare anche il professionista. Questo duplice destinatario è uno dei motivi per cui la K. 570 può passare inosservata: non esibisce la propria maestria attraverso una difficoltà teatrale, bensì tramite proporzione, conduzione delle voci e tempismo armonico.

Forma e carattere musicale

Mozart struttura la sonata in tre movimenti, con un piano tonale inaspettato che dà all’opera gran parte della sua personalità:3

  • I. Allegro (si♭ maggiore, 3/4)
  • II. Adagio (mi♭ maggiore, 4/4)
  • III. Allegretto (si♭ maggiore, 2/4)

I. Allegro

Il movimento iniziale è un modello di forma-sonata allegro tardo-classica (esposizione, sviluppo, ripresa), che si affida meno alla ostentazione virtuosistica che a un’elegante redistribuzione del materiale tra le mani.3 Chi ascolta può notare quanto spesso la “melodia” non sia una linea superiore fissa, ma un’idea mobile passata fra registri—un effetto simile allo scambio di voci in un quartetto d’archi, ottenuto alla tastiera attraverso spaziatura accurata e imitazione.

II. Adagio (mi♭ maggiore)

Il movimento lento si sposta alla sottodominante (mi♭ maggiore), una regione calda che Mozart associa spesso all’ampiezza e alla scioltezza lirica. Qui ciò che conquista l’ascoltatore è la vocalità: la mano destra canta in frasi ampie mentre la sinistra fornisce un sostegno sommessamente espressivo, più che un semplice accompagnamento. La misura del movimento—il suo rifiuto di calcare la mano—può apparire quasi “tarda” in un altro senso: anticipa un ideale ottocentesco di cantabile pianistico introverso più di quanto richiami il brillante pezzo da sfoggio per fortepiano viennese.3

III. Allegretto

Il finale, indicato Allegretto, ritorna al si♭ maggiore con un passo più leggero. Il suo fascino non è superficiale; sta piuttosto nel modo in cui Mozart bilancia una superficie giocosa con un controllo formale serrato. Molti commentatori vi riconoscono una logica rotonda, quasi a ritornello (vicina a una maniera di sonata-rondò), in cui i ritorni vengono sottilmente ricoloratI da ciò che li separa.3 Il risultato è una musica che sembra senza sforzo—eppure proprio questa “assenza di sforzo” è il punto, un tratto distintivo del classicismo maturo di Mozart.

Ricezione ed eredità

La K. 570 non è mai stata celebre quanto la Sonata in la maggiore, K. 331 (con il suo Rondo alla turca) o la più tempestosa Sonata in do minore, K. 457, ma la sua reputazione fra pianisti e studiosi è solida: viene spesso indicata come una delle sonate tarde più raffinate di Mozart, apprezzata per il tatto contrappuntistico e la chiarezza conversativa.3

Storicamente, il percorso editoriale della sonata contribuì a una certa confusione di genere. La prima edizione di Artaria del 1796 la presentò come sonata per tastiera “con accompagnamento di violino”, etichetta che incoraggiò arrangiamenti ed esecuzioni successive che la trattano come una sorta di duo.24 Le edizioni moderne e la tradizione della Neue Mozart-Ausgabe presentano la K. 570 principalmente come sonata solistica, in linea con la produzione tastieristica tarda di Mozart e con l’evidenza musicale della stessa tessitura pianistica.21

Per l’ascoltatore di oggi, la K. 570 merita attenzione perché mostra l’arte matura di Mozart per tastiera nella sua forma più concentrata: una sonata che convince non con lo spettacolo, ma con la rivelazione costante del mestiere—come le linee si incastrano, come l’armonia respira e come un mondo apparentemente semplice in si♭ maggiore possa contenere un intero dramma di equilibrio e sfumature.

Noten

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[1] International Stiftung Mozarteum (Köchel catalogue entry): dating (Vienna, Feb 1789), key, authenticity, sources, and links to NMA materials for K. 570.

[2] Neue Mozart-Ausgabe (NMA) Keyboard Sonatas, vol. IX/25/2 — English preface discussing the posthumous Artaria 1796 first edition and the violin-accompaniment framing.

[3] Wikipedia overview for K. 570: movement list (with keys and meters) and notes on the doubtful violin part in some editions.

[4] PTNA Piano Music Encyclopedia entry noting Artaria’s 1796 publication title ‘Sonata with Violin’ and basic work overview.