K. 505

Scena e Rondò per soprano in Mi♭ maggiore, “Ch’io mi scordi di te? … Non temer, amato bene” (K. 505)

ヴォルフガング・アマデウス・モーツァルト作

Unfinished portrait of Mozart by Lange, 1782-83
Mozart, unfinished portrait by Joseph Lange, c. 1782–83

La Scena e Rondò di Mozart “Ch’io mi scordi di te? … Non temer, amato bene” (K. 505) è un’aria da concerto per soprano con piano obbligato e orchestra, composta a Vienna alla fine di dicembre 1786. Scritta per la celebre Nancy Storace (la prima Susanna in Le nozze di Figaro), trasforma un addio in un insolito e intimo “doppio concerto” per voce e tastiera.

Antefatti e contesto

Nella Vienna di Mozart, l’aria da concerto era più di un semplice pezzo di bravura: poteva essere un ritratto su misura di una cantante, un’occasione mondana e un mezzo per sperimentare con i generi. Ch’io mi scordi di te? … Non temer, amato bene (K. 505) appartiene a questo mondo. Mozart registrò il lavoro nel proprio catalogo tematico in data 27 dicembre 1786 a Vienna, e già l’organico colpisce—soprano con tastiera concertante, non un semplice continuo, accanto a una luminosa tavolozza di fiati e archi.[1]

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L’aria è strettamente associata a Nancy Storace (1765–1817), soprano inglese che creò Susanna nel maggio 1786 e divenne una delle personalità centrali della compagnia italiana di Giuseppe II. È opinione diffusa che Mozart abbia scritto K. 505 per il concerto d’addio a Vienna del 23 febbraio 1787 al Theater am Kärntnertor—un evento che trasformò il congedo in una premessa teatrale e che, con ogni probabilità, vide Mozart stesso alla tastiera.[2][3]

Testo e composizione

Il testo si apre come una domanda angosciosa—“Devo dimenticarti?”—e sboccia poi nella rassicurazione: “Non temere, amato bene”. Aveva già attirato l’attenzione di Mozart all’inizio del 1786, quando compose la scena d’inserzione collegata Non più. Tutto ascoltai… Non temer, amato bene (K. 490) per una ripresa privata di Idomeneo nel palazzo del principe Auersperg (documentata per il 13 marzo 1786). Quel brano impiega un violino obbligato; K. 505 trasforma la medesima situazione emotiva in un sodalizio fra soprano e tastiera.[4][5]

La strumentazione di K. 505 sottolinea la sua identità ibrida fra opera e concerto. Nell’entrata del Köchel-Verzeichnis l’opera è descritta come una scena per soprano, “clavier” e orchestra, e specifica (fra l’altro) due clarinetti, corni e archi, con la tastiera indicata piano forte concertato.[1]

Carattere musicale

Il brano si articola in due sezioni complementari: un intenso recitativo accompagnato (Ch’io mi scordi di te?) seguito da un rondò (Non temer, amato bene) in Mi♭ maggiore.[2] Ciò che rende K. 505 inconfondibile—anche fra le arie da concerto di Mozart—è il modo in cui la parte di tastiera si comporta come un secondo protagonista. Invece di limitarsi al sostegno armonico, commenta, anticipa e consola, creando un dialogo di gusto cameristico entro una cornice orchestrale. Il risultato può sembrare un primo piano psicologico d’opera fuso con il virtuosismo pubblico di un concerto per pianoforte.

Questo sodalizio fra voce e tastiera è anche un indizio del perché il pezzo meriti più attenzione di quanto la sua origine “d’occasione” potrebbe far pensare. Alla fine del 1786 Mozart era insieme uomo di teatro e poeta della tastiera; K. 505 condensa tali doti in un’unica scena in cui il sentimento è espresso tanto dalla retorica strumentale quanto dal testo. I clarinetti (un colore sempre più prediletto nella Vienna mozartiana) ammorbidiscono la lucentezza dell’insieme, mentre il ritornello ricorrente del rondò permette al soprano di delineare un arco emotivo persuasivo—dalla paura, alla tenerezza, a una luminosa fermezza che appare conquistata, non semplicemente ornamentale.[1]

In sintesi, Ch’io mi scordi di te? (K. 505) si impone come un piccolo capolavoro dello stile teatrale maturo di Mozart: una scena d’opera senza opera, e un movimento lento da concerto con le parole—creato per una cantante e un momento precisi, ma capace di parlare ben oltre il suo primo addio.

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[1] Internationale Stiftung Mozarteum, Köchel-Verzeichnis entry for KV 505 (date in Mozart’s catalogue; scoring details incl. concertante keyboard and clarinets).

[2] Wikipedia: “Ch’io mi scordi di te?” (overview; Vienna composition in Dec 1786; association with Storace farewell concert; two-part recitative + rondo outline).

[3] Boston Baroque program note on K. 505 (context for Storace; Mozart likely performing the piano part; date and occasion framing).

[4] Internationale Stiftung Mozarteum, Köchel-Verzeichnis entry for KV 490 (Auersperg/Idomeneo context; performance date; link between K. 490 and K. 505).

[5] MozartDocuments.org: March 1786 (documentation and discussion of Auersperg’s private Idomeneo performance and Mozart’s new insertions incl. K. 489–490).