Ouverture in mi bemolle maggiore (abbozzo per *Die Zauberflöte*), K. 620a
par Wolfgang Amadeus Mozart

L’Ouverture in mi bemolle maggiore (K. 620a) di Mozart è un frammento superstite in forma di abbozzo per l’inizio di Die Zauberflöte (K. 620), tracciato a Vienna nel 1791, quando il compositore aveva 35 anni. Pur incompleta e a lungo rimasta nell’ombra dell’ouverture definitiva, la K. 620a offre un raro primo piano dell’ultima officina teatrale mozartiana: il modo in cui prova il tono cerimoniale dell’opera, venato di riferimenti massonici, prima di approdare al disegno finale che conosciamo.[1]
Antefatti e contesto
Nella tarda estate e nell’autunno del 1791, Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791) componeva a un ritmo straordinario a Vienna: la commissione pubblica de La clemenza di Tito per Praga, il Requiem rimasto incompiuto e—più vicino alla sua quotidianità teatrale—il Singspiel tedesco Die Zauberflöte per il Theater auf der Wieden di Emanuel Schikaneder.[2] L’ouverture compiuta della Zauberflöte in mi bemolle maggiore (K. 620) sarebbe diventata una delle più note del repertorio operistico, capace di bilanciare solennità cerimoniale e slancio comico.
La K. 620a, al contrario, ci è giunta soltanto come breve frammento d’abbozzo (bb. 1–26), e merita attenzione proprio perché non è un brano “da concerto” con una tradizione esecutiva consolidata. Documenta invece il processo mozartiano nel punto esatto in cui un’ouverture deve assolvere a più funzioni contemporaneamente: imporsi all’attenzione in un teatro pubblico rumoroso, instaurare un’atmosfera morale-simbolica e, al tempo stesso, promettere intrattenimento. Il fatto che questo abbozzo resti in mi bemolle maggiore—la stessa tonalità dell’ouverture definitiva—suggerisce inoltre che Mozart avesse già fissato la “cornice” tonale entro cui si sarebbe dispiegata la miscela di solennità e fantasia dell’opera.[1]
Composizione e commissione
Il Köchel-Verzeichnis (International Mozarteum Foundation) data la K. 620a a Vienna, settembre–ottobre 1791, classificandola come opera autentica ma incompiuta, trasmessa in autografo.[1] In altre parole, non si tratta di un’“ouverture alternativa” nel senso usuale, bensì di un abbozzo che non raggiunse mai una forma compiuta e continua.
L’abbozzo è strettamente collegato all’ouverture eseguita K. 620/00. La stessa voce del Köchel-Verzeichnis per K. 620/00 rimanda direttamente a “Appendix 102 (620a)” e al relativo volume della Neue Mozart-Ausgabe (NMA II/5/19, Die Zauberflöte), dove il frammento è presentato come parte della documentazione editoriale dell’opera.[3][4]
La strumentazione (frammento K. 620a) è indicata nel catalogo del Mozarteum come una tavolozza orchestrale tardo-classica che coincide in larga misura con la prassi dell’ultima fase mozartiana:
- Legni: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti
- Ottoni: 2 corni, 2 trombe
- Percussioni: timpani
- Archi: violini I e II, viola, violoncello e contrabbasso
È significativo che questa scheda catalografica non includa i tre tromboni che, in molte edizioni moderne e nelle esecuzioni, caratterizzano l’organico completo dell’ouverture definitiva della Zauberflöte; quei tromboni sono invece elencati esplicitamente nella strumentazione Mozarteum per K. 620/00.[3] La differenza ricorda che la K. 620a è un abbozzo di lavoro: Mozart potrebbe non aver ancora deciso il peso “rituale” cromatico del coro degli ottoni, oppure il foglio superstite potrebbe rappresentare soltanto una fase di un progetto più ampio, oggi perduto.
Libretto e struttura drammatica
Poiché la K. 620a è un abbozzo d’ouverture e non un numero compiuto, la sua funzione drammatica va dedotta dall’opera che introduce. Il libretto di Schikaneder per Die Zauberflöte fonde notoriamente il teatro popolare viennese (scene comiche, effetti scenici, dialogo parlato) con allegoria morale e immagini rituali dell’Illuminismo.[2] L’ouverture definitiva risponde a questo mondo ibrido con una dualità calcolata: una lenta introduzione monumentale (cerimonia, atmosfera “templare”) seguita da un movimento rapido contrappuntistico (arguzia, concitazione, slancio teatrale).
Il frammento K. 620a è prezioso perché suggerisce quanto presto Mozart iniziò a modellare quell’atteggiamento iniziale. Anche quando sopravvivono solo poche decine di battute, un abbozzo d’ouverture può rivelare che cosa il compositore pensasse che l’opera dovesse offrire prima ancora che fosse pronunciata una parola: un centro tonale (mi bemolle maggiore), una postura retorica e un senso dello spazio pubblico—musica che non si limita a “dare inizio allo spettacolo”, ma incornicia le aspettative dell’ascoltatore in termini di autorità e prova.
Struttura musicale e snodi principali
La K. 620a non propone “numeri” in senso operistico, ma offre comunque un’istantanea molto concentrata del pensiero mozartiano sull’ouverture nella sua ultima fase.
1) Il frammento come soglia (retorica in ambito Adagio)
Il catalogo del Mozarteum collega l’abbozzo superstite alla sezione d’apertura dell’ouverture (presentata nella NMA come bb. 1–26).[1] Per chi conosce la K. 620 definitiva, è proprio qui che si forgia l’identità dell’ouverture: nella negoziazione fra cerimonia pubblica e teatro—un’introduzione lenta che esige attenzione, e una successiva sezione rapida che libera energia cinetica.
Ciò che rende distintiva la K. 620a è che non è ancora “sigillata” nel celebre testo finale. È Mozart che pensa in tempo reale a ritmo e sonorità: che cosa enunciare con chiarezza, che cosa trattenere, e come far ascoltare un pubblico viennese di fine Settecento prima che si alzi il sipario.
2) Il colore orchestrale come firma dello stile tardo
Anche in forma di abbozzo, la strumentazione indicata per la K. 620a (con legni completi, trombe e timpani) implica un profilo d’ouverture intenzionalmente festivo e cerimoniale—ben lontano dall’organico più leggero che ci si potrebbe attendere per un intrattenimento popolare “di periferia”.[1] In questo senso, il frammento avvalora una lettura più ampia di Die Zauberflöte come opera che innalza i materiali del Singspiel a un dramma morale più ambizioso.
Al tempo stesso, il confronto con K. 620/00 è istruttivo: la voce catalografica dell’ouverture definitiva include esplicitamente tre tromboni accanto al resto dell’orchestra.[3] Che Mozart abbia aggiunto i tromboni più tardi per approfondire la risonanza “templare”, o che la K. 620a conservi semplicemente un’idea d’organico precedente, l’abbozzo sollecita una domanda concreta che spesso si perde dietro la popolarità dell’ouverture: come Mozart calibrò il mondo sonoro cerimoniale dell’opera, e in quale fase si impegnò nei suoi marcatori timbrici più inconfondibili?
Prima esecuzione e ricezione
La K. 620a in sé non ha una prima documentata: sopravvive come abbozzo autografo ed è catalogata come opera incompiuta piuttosto che come ouverture eseguita.[1] La sua “ricezione”, quindi, è soprattutto editoriale e documentaria.
L’ouverture eseguita K. 620/00, invece, divenne rapidamente separabile dall’opera ed entrò in sala da concerto come pezzo da parata autonomo—una delle ragioni per cui la versione compiuta ha oscurato così completamente i suoi abbozzi. L’accesso moderno alla K. 620a passa in larga misura attraverso la trasmissione musicologica: il volume della Neue Mozart-Ausgabe dedicato a Die Zauberflöte rende esplicitamente conto del frammento (Appendix 102 / 620a), collocandolo nella storia testuale dell’opera anziché trattarlo come un brano da concerto indipendente.[4]
Per l’ascoltatore e il lettore di oggi, è proprio per questo che la K. 620a conta. Ricorda che i capolavori teatrali dell’ultimo Mozart non nacquero già compiuti; furono costruiti attraverso esperimenti, revisioni e strade abbandonate. In un repertorio dominato da “capolavori” finiti, questo piccolo frammento in mi bemolle maggiore offre qualcosa di più raro: il processo decisionale compositivo di Mozart, colto sul fatto.
[1] International Mozarteum Foundation (Köchel-Verzeichnis): KV 620a — a) Fragment K (Appendix 102), mm. 1–26; dating Vienna Sept–Oct 1791; instrumentation; status uncompleted.
[2] Wikipedia: The Magic Flute — overview of opera, libretto, and context (Schikaneder, genre, overture discussion).
[3] International Mozarteum Foundation (Köchel-Verzeichnis): KV 620/00 — Ouverture; key, full overture instrumentation (including 3 trombones) and relation to Appendix 102/620a.
[4] Digital Mozart Edition (DME): NMA II/5/19 *Die Zauberflöte* — table of contents showing Ouverture and Appendix 102 (620a).