K. 434

«Del gran regno delle amazzone» (K. 434): il terzet incompiuto di Mozart da un progetto teatrale italiano perduto

de Wolfgang Amadeus Mozart

Unfinished portrait of Mozart by Lange, 1782-83
Mozart, unfinished portrait by Joseph Lange, c. 1782–83

«Del gran regno delle amazzone» di Mozart (K. 434; catalogato anche come K.⁶ 480b) è un ensemble italiano incompiuto composto a Vienna, abbozzato nel 1785–86 e conservato soltanto in forma frammentaria. Insolitamente scritto per tenore, due bassi e orchestra, offre un allettante scorcio sugli istinti teatrali di Mozart a 29 anni—condensati in un numero autonomo che non approdò mai a un contesto scenico completo.

Antefatti e contesto

La Vienna della metà degli anni Ottanta del Settecento fu per Mozart l’ambiente teatrale più fertile: tra commissioni, concerti di beneficio e l’inesauribile appetito cittadino per l’intrattenimento di gusto italiano, un compositore poteva ritrovarsi a mettere su carta numeri destinati a progetti che poi svanivano, venivano rimaneggiati o semplicemente si arenavano. «Del gran regno delle amazzone» (K. 434) appartiene a quel mondo d’ombra del teatro viennese—Mozart autentico, tramandato dalle fonti, ma dichiaratamente incompiuto nel catalogo Köchel curato dall’Internationale Stiftung Mozarteum.[1]

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Ciò che è giunto fino a noi è identificato nel catalogo online dei frammenti della Nuova edizione Mozart come un terzet per tenore, due bassi e orchestra, a conferma che non si tratta di una consueta aria da concerto, bensì di un numero d’assieme di natura drammatica—musica che presuppone personaggi, situazione e interazione scenica.[2] Il testo è attribuito a Giuseppe Petrosellini, importante librettista italiano dell’epoca; il catalogo del Mozarteum collega le parole a Il regno delle amazzoni (Atto I, Scena 1), suggerendo una fonte teatrale specifica, anche se l’opera nel suo insieme non rientra nel canone delle opere mozartiane compiute.[1]

Testo e composizione

L’incipit—«Del gran regno delle amazzone» (“Del grande regno delle Amazzoni”)—colloca subito la scena nel gusto settecentesco per ambientazioni esotiche o pseudo-mitologiche, lo stesso territorio immaginativo che l’opera comica spesso sfruttava per affinare la satira, mascherare la critica sociale o semplicemente offrire colore teatrale. Nel catalogo del Mozarteum, tra le fonti figurano una partitura autografa datata 1785; la scheda rimanda inoltre a uno schizzo correlato (Skb 1785b/02), segno che Mozart sperimentò idee per questo numero all’interno di un più ampio processo di stesura.[1][3]

Sebbene i tuoi dati di catalogo indichino la tonalità come “N/A”, le fonti musicali superstiti identificano comunemente il frammento come in Si♭ maggiore.[4] La scelta si accorda bene con l’uso frequente, da parte di Mozart, del Si♭ maggiore per una musica capace di irradiare calore e luminosità “pubblica”—qualità utili per una scena d’apertura o per un numero destinato a instaurare rapidamente un mondo teatrale.

Strumentazione (secondo la tradizione delle fonti)

  • Fiati: 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti[1]
  • Archi: violini I e II, viola, violoncello e contrabbasso[1]
  • Voci: tenore, basso I, basso II[2]

Carattere musicale

Pur nella sua frammentarietà, «Del gran regno delle amazzone» si distingue per la sua drammaturgia dei timbri vocali. Un tenore contrapposto a due bassi è, di per sé, una soluzione intrinsecamente teatrale: favorisce contrasti di registro e di autorità, e invita al dialogo comico o conflittuale (che il tenore sia in minoranza, che tratti, o che venga messo alla prova dalla coppia dei bassi). Mozart sfruttò più volte questo tipo di distribuzione vocale per delineare i caratteri negli insiemi; qui, l’organico lascia intuire una piccola situazione scenica inscritta nel suono stesso, più che un’aria pensata semplicemente per il virtuosismo.

Anche l’orchestrazione è rivelatrice. La presenza dei clarinetti—negli anni Ottanta sempre più centrali nella tavolozza orchestrale viennese—colloca il pezzo a pieno titolo nel mondo sonoro della maturità mozartiana e conferisce all’ensemble un colore medio più scuro e rotondo di quanto non offrirebbero i soli oboi.[1] In un terzet questo conta: la chiarezza del testo deve convivere con l’amalgama timbrica; i clarinetti possono al tempo stesso sostenere le linee vocali e smussare gli spigoli di una trama densa.

Perché oggi questo brano merita attenzione? Proprio perché è incompiuto: mostra Mozart in fieri, alle prese con la stesura di musica drammatica pensata per un preciso assunto teatrale e per una particolare combinazione di voci, lasciandoci poi un reperto incompleto ma altamente suggestivo. In un anno altrimenti dominato (nell’immaginario pubblico) dai concerti per pianoforte e dall’avvicinarsi inesorabile de Le nozze di Figaro, K. 434 ricorda agli ascoltatori che il lavoro teatrale viennese di Mozart non fu soltanto la sequenza delle opere celebri. Comprendeva anche esperimenti, commissioni e partenze abortite—forme drammatiche più piccole, nelle quali la sua immaginazione operistica poteva accendersi in poche pagine.[2]

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[1] Internationale Stiftung Mozarteum (Köchel catalogue): K. 434 entry with authenticity status, dating, key, instrumentation, sources, and text author attribution.

[2] Digital Mozart Edition (Neue Mozart-Ausgabe online): Table of contents for NMA X/30/4 (Fragments), listing K. 434 as a terzet for tenor, two basses and orchestra.

[3] Internationale Stiftung Mozarteum (Köchel catalogue): Skb 1785b/02 sketch entry linked to K. 434 (facsimile/transcription metadata).

[4] IMSLP: work page for “Del gran regno delle amazoni” K. 434/K.⁶ 480b, including key (B♭ major), fragment status, and instrumentation details as catalogued on the page.