K. 450

Concerto per pianoforte n. 15 in si bemolle

de Wolfgang Amadeus Mozart

Questo ritratto postumo di Wolfgang Amadeus Mozart fu dipinto da Barbara Kraft su richiesta di Joseph Sonnleithner nel 1819
Questo ritratto postumo di Wolfgang Amadeus Mozart fu dipinto da Barbara Kraft su richiesta di Joseph Sonnleithner nel 1819

Contesto storico e compositivo

Wolfgang Amadeus Mozart completò il suo Concerto per pianoforte n. 15 in si bemolle maggiore (K. 450) il 15 marzo 1784, durante un periodo particolarmente vivace della sua vita e carriera a Vienna[1]. All’epoca Vienna era la capitale dell’Impero asburgico sotto l’imperatore Giuseppe II, una città animata dall’attività culturale dell’Illuminismo e da una fiorente scena di concerti pubblici.“inedita domanda di musica per pianoforte”Mozart si era trasferito a Vienna nel 1781 e, nel 1784, si era affermato come compositore indipendente e pianista virtuoso, sfruttando l’ e l’abbondanza di nuovi pianoforti di pregio e di interpreti[2]. Definì Vienna “la città del pianoforte”, osservando che altrove non si trovavano così tanti strumenti eccellenti ed esecutori alla tastiera, il che lo spronò a nuove sfide artistiche[2]. In questo milieu, Mozart godeva anche di una fama crescente e del mecenatismo dell’aristocrazia; i suoi concerti in abbonamento, quella primavera, attirarono 174 abbonati dai più alti strati della società viennese e riempirono le sale fino alla capienza[3][4]

As an Amazon Associate we earn from qualifying purchases.

All’inizio del 1784 Mozart avviò una propria serie di concerti pubblici (le cosiddette “accademie”), per i quali gli occorrevano nuove opere da eseguire come solista. Il Concerto per pianoforte n. 15 fu concepito come parte di un gruppo di sei concerti per pianoforte che Mozart scrisse per alimentare questi concerti nella prima metà del 1784[1]. Il concerto fu presentato in prima esecuzione con Mozart stesso come solista il 24 marzo 1784 al Burgtheater di Vienna[1], nell’ambito di una serie in abbonamento tenuta in sedi come il Burgtheater e il Trattnerhof. Fu un successo immediato: le lettere di Mozart al padre Leopold parlano di applausi tumultuosi e sale sovraffollate, con la “sala... gremita fino all’orlo” in un concerto e il nuovo concerto “accolto molto bene” dal pubblico[4]. Mozart si scusò con il padre per scrivere di rado a causa di un’“eccezionalmente gratificante” frenesia di 22 concerti e impegni nel giro di poche settimane[5]. In effetti, i tre nuovi concerti che presentò quella primavera (K.449, K.450, K.451) gli procurarono “gran onore”, e notò con orgoglio di superare altri musicisti locali per numero di abbonati e plauso del pubblico[4]. L’impulso alla composizione del Concerto n. 15 derivò quindi in larga misura dall’esigenza pratica di Mozart di avere un nuovo, brillante pezzo da sfoggio nel suo repertorio concertistico – capace di impressionare tanto i conoscitori quanto gli ascoltatori occasionali nella competitiva scena musicale viennese.

L’approccio artistico di Mozart in questi concerti viennesi per pianoforte mirava a un equilibrio tra accessibilità e raffinatezza. In una famosa lettera a Leopold, descrivendo i suoi concerti recenti, scrisse “sono qualcosa a metà tra il molto difficile e il molto facile; c’è brillantezza, sono gradevoli all’orecchio... senza essere vacui – alcune parti possono soddisfare soltanto l’intenditore, ma piaceranno anche ai profani, anche se non sanno perché”[6]. Questa filosofia si riflette nel Concerto n. 15. Non solo fu scritto per mettere in mostra la virtuosità pianistica di Mozart, ma fu anche concepito per deliziare il pubblico con la sua scintillante brillantezza e un’aggraziata cantabilità, pur contenendo sufficiente ingegnosità strutturale e finezze da soddisfare l’ascoltatore informato. In quel frangente del 1784 Mozart stava anche spingendo avanti il genere del concerto per pianoforte per scala e complessità. In una lettera, dopo aver completato il K.450 e il suo compagno K.451, li definì “grandi” concerti con un organico insolitamente ampio, scherzando che “questi due concerti mi fanno sudare parecchio quando li suono – ma quello in si bemolle maggiore è più complicato”[7]. Questo commento mette in luce come il Concerto n. 15 fosse considerato da Mozart (e lo sarebbe stato da altri) un’opera particolarmente impegnativa e ambiziosa nel suo catalogo.

George Harliono suona Wolfgang Amadeus Mozart: Concerto per pianoforte n. 15 in si bemolle maggiore K. 450:

Organico e orchestrazione

Mozart concepì il Concerto per pianoforte n. 15 per un pianoforte solista (Mozart avrebbe suonato un fortepiano dell’epoca) e per una piena orchestra classica di fiati e archi. L’organico completo include un flauto (utilizzato solo nel finale), due oboi, due fagotti, due corni e una sezione d’archi con violini primi e secondi, viole, violoncelli e contrabbassi[8][9]. Si trattava di un organico ampliato anche per gli standard di Mozart – sensibilmente più grande rispetto a quello dei suoi primi concerti per pianoforte del 1782–83, che prevedevano opzioni per un accompagnamento ridotto. Anzi, Mozart osservò che i suoi precedenti concerti viennesi (nn. 11–14) potevano essere eseguiti “a quattro” (con il solo quartetto d’archi), mentre il K.450 e i suoi contemporanei richiedono il completo contingente dei fiati, facendone dei veri e propri concerti “orchestrali”[10]. Grazie a questa ampia orchestrazione, lo stesso Mozart classificò il K.450 tra i suoi “grandi” o “grandiosi” concerti con una “larga” orchestra[10].

As an Amazon Associate we earn from qualifying purchases.

Il ruolo di primo piano dei legni in questo concerto è una delle sue caratteristiche distintive. Mozart si era da poco appassionato alla scrittura per i fiati e, dopo aver terminato il K.450, si entusiasmò con il padre per il “ruolo delizioso” svolto dagli strumenti a fiato in questo e nel concerto successivo[11]. Anche gli osservatori contemporanei notarono le sonorità nuove del concerto. Il musicologo Simon Keefe osserva che gli ascoltatori dell’epoca di Mozart giudicarono la scrittura dei legni nel K.450 “insolitamente intricata e sofisticata”, segnalando un salto in avanti nello stile dei concerti per tastiera di Mozart[12]. I fiati nel n. 15 fanno ben più che fornire colore di sfondo: intessono dialoghi attivi con il pianoforte, introducendo o riecheggiando spesso i temi, e aggiungendo peso drammatico ai tutti. Per esempio, l’organico consente momenti di grandiosità dei tutti in cui tutto l’insieme si impone, così come passaggi più intimi in cui i soli dei fiati dialogano con il pianoforte. Una recensione del 1799 mise in risalto questo ricco coinvolgimento orchestrale, osservando che alcuni passaggi impegnativi non sono solo per il pianista: perfino il primo oboe, nel finale, ha “brevi passaggi che, se devono essere suonati con stile e precisione, richiedono altrettanta pratica e sicurezza quanto qualsiasi passaggio della parte pianistica”[13]. Osservazioni di questo tipo sottolineano che il “grande” concerto in si bemolle di Mozart alzò l’asticella non solo per il solista ma anche per l’orchestra. Nel complesso, l’orchestrazione del K.450 fu un passaggio decisivo nell’evoluzione concertistica di Mozart: univa una scrittura pianistica virtuosistica a un impiego più pieno e sinfonico dell’ensemble, spianando la strada ai successivi concerti di grande respiro degli ultimi anni viennesi[14].

Forma e carattere musicale

Il Concerto per pianoforte n. 15 segue la tradizionale struttura in tre movimenti veloce–lento–veloce di un concerto classico. All’interno di questo schema familiare, Mozart conferisce a ciascun movimento una forma e un carattere distinti:

Allegro (Si♭ maggiore) – Il movimento d’apertura è un brillante movimento in forma sonata-allegro nello stile classico galante[15]. Inizia con un’esposizione orchestrale che introduce i temi principali (uno gaio e lirico, l’altro più vigoroso), che il pianoforte svilupperà in seguito. La musica bilancia l’eleganza con lampi di virtuosismo, stabilendo un tono sicuro ed espansivo. Notevole il dialogo tra pianoforte e orchestra, gestito con grande maestria – Mozart affida persino ai legni la guida di certi motivi, creando una conversazione vivace tra il solista e l’ensemble[12].

Andante (Mi♭ maggiore) – Il secondo movimento offre un dolce contrasto: un lento tema con variazioni costruito su un tema di carattere corale[16]. Il tema principale solenne (introdotto dall’orchestra) ha un carattere quasi innico e contemplativo. Mozart presenta quindi due variazioni, nelle quali il pianoforte adorna la melodia con filigrane via via più elaborate mentre l’orchestra offre un sostegno discreto[16]. L’atmosfera è raffinata e serena, mettendo in risalto l’espressione lirica di Mozart. (È interessante notare che gli studiosi hanno ravvisato un’affinità tra questo Andante e un movimento della Sinfonia n. 75 di Joseph Haydn, suggerendo che Mozart possa essersi ispirato qui alle tecniche di variazione di Haydn[12].)

As an Amazon Associate we earn from qualifying purchases.

Allegro (Si♭ maggiore) – Il finale è un rondò scattante e gioioso, caratterizzato da temi energici e scambi giocosi. Formalmente è una sonata-rondò che segue uno schema ABACABA (una variante leggermente meno comune della consueta forma di rondò mozartiana)[15]. Un ritornello principale spensierato (A) alterna con episodi contrastanti (B e C), tra cui uno in modo minore per varietà. La parte pianistica in questo movimento è particolarmente brillante: presenta rapidi passaggi di scala, arpeggi a cascata e veloci incroci di mani, tutti perfettamente integrati nel tessuto musicale[17]. Il brio virtuosistico e il gioco arguto di scambi portano il concerto a una conclusione esaltante.

Per tutto il concerto, Mozart raggiunge una notevole fusione di brillantezza tecnica e gusto espressivo. Sebbene molti passaggi siano estremamente impegnativi dal punto di vista del pianista, la musica “non suona mai come un pezzo di bravura pensato per mettere in mostra le abilità dell’esecutore”, come osserva un commentatore[18]. Nel finale, per esempio, anche mentre il solista esegue vorticosi passaggi e arpeggi a raffica, Mozart fa sì che questi bagliori virtuosistici servano la narrazione musicale e interagiscano con l’orchestra invece di stagliarsi come fuochi d’artificio vuoti[17]. Non mancano momenti di tensione e “contesa” tra pianoforte e orchestra – per esempio, un passo dell’ultimo movimento in cui il pianista suona un vigoroso tremolo a due mani mentre l’orchestra incalza, creando l’esaltante impressione di un duello musicale[17]. Tali caratteristiche fanno di questo concerto uno dei più impegnativi che Mozart abbia mai scritto per la tastiera[19], e tuttavia l’impressione complessiva resta quella di una musica aggraziata ed esuberante, più che di un mero virtuosismo fine a sé stesso.

Un’altra cifra del carattere musicale del K. 450 è l’uso avanzato degli strumenti a fiato come partner a pieno titolo nel discorso musicale. I legni sostengono spesso linee importanti (non soltanto armonie di sfondo), aggiungendo colore e rispondendo alle frasi del pianoforte – una ricchezza di tessitura che i contemporanei giudicarono degna di nota[12]. Questo intricato gioco tra solista e orchestra era in qualche misura innovativo nel 1784 e contribuisce alla profondità del concerto. In sintesi, l’opera sposa lo sfavillante stile classico di Mozart – pieno di chiarezza, equilibrio e bellezza melodica – con un livello quasi audace di difficoltà tecnica e di sofisticazione orchestrale. Il risultato è un concerto per pianoforte insieme immediatamente gradevole all’orecchio e ricchissimo a un’analisi più approfondita, rispecchiando l’ideale mozartiano di una musica che diletti sia il dilettante sia il conoscitore[6].

Ricezione e lascito

Al debutto e durante la vita di Mozart, il Concerto per pianoforte n. 15 godette di un’accoglienza positiva e di frequenti esecuzioni, sebbene non abbia forse raggiunto la fama eccezionale di alcuni concerti successivi. Come già ricordato, le prime presentazioni del brano nel 1784 furono accolte con entusiasmo – egli parlò di “applausi straordinari” e riferì che “ovunque si vada la gente ne tesse le lodi [del concerto]” dopo i suoi concerti[4]. L’opera fece parte dei riuscitissimi concerti della stagione quaresimale di Mozart a Vienna, frequentati dall’élite della società e che contribuirono a consolidare la reputazione di Mozart come il preminente interprete‑compositore per tastiera del tempo[3][4]. Poiché fu lo stesso Mozart a suonare come solista alla prima, il concerto venne strettamente identificato con la sua virtuosità e la sua musicalità. È probabile che sia tornato nei suoi concerti successivi; il catalogo personale di Mozart registra che fece copiare questo concerto per l’uso, indicando che rimase nel suo repertorio attivo.

As an Amazon Associate we earn from qualifying purchases.

Dopo la morte di Mozart, il concerto (come tutti i suoi concerti per pianoforte) scomparve per alcune decadi dai programmi pubblici, fino alla rinascita ottocentesca della musica strumentale di Mozart. Le prime recensioni e critiche a stampa, tuttavia, mostrano che il K. 450 continuò a impressionare i musicisti dell’epoca classica. Una recensione del 1799 sull’Allgemeine musikalische Zeitung richiamò l’attenzione sull’equilibrata raffinatezza del pezzo e sulle sue esigenze orchestrali: se da un lato il critico riteneva la fattura del concerto forse più delicata e “più leggera” rispetto ai concerti più nuovi di Mozart, sottolineava però che le parti dei fiati ponevano sfide reali, chiosando che si sarebbe potuto trovare “dieci pianisti disposti ad affrontare i concerti più ardui prima di trovare un’orchestra buona” capace di render loro giustizia[20]. In particolare, segnalava la parte dell’oboe nel finale, come detto, che richiede tanta abilità e pratica quanto il solo del pianoforte[13]. Tali osservazioni mettono in luce il rispetto che questo concerto suscitava per la sua sofisticazione tecnica e di tessitura. Anche i primi biografi di Mozart ammirarono il pezzo – per esempio, Franz Xaver Niemetschek nel 1798 lodò il magistrale senso dell’orchestrazione di Mozart e la sua capacità di creare “effetti magici” anche con un solo tocco strumentale[21], qualità esemplificate da lavori come il K. 450, con la sua vivida scrittura per fiati.

Nell’era moderna, il Concerto per pianoforte n. 15 si è affermato come un caposaldo del canone dei concerti mozartiani, amato da pianisti e pubblico, sebbene un po’ meno famoso di alcuni dei suoi immediati successori. Molti pianisti e studiosi lo considerano tra i concerti di Mozart più impegnativi dal punto di vista tecnico, dati i suoi passaggi implacabili e le rapide figurazioni che devono essere eseguiti con chiarezza cristallina[22]. Non ha un soprannome facilmente riconoscibile né un singolo movimento lento “di successo” che lo abbia popolarizzato (a differenza, poniamo, del Concerto “Elvira Madigan” K.467 o del K.467 in do maggiore). Ciononostante, chi lo approfondisce nota spesso la sua peculiare combinazione di brillantezza e sostanza. Michael Steinberg, in Il Concerto: Guida all’ascolto, descrive il n. 15 come un’opera scintillante e grandiosa che ripaga l’ascolto ripetuto (Steinberg ha persino suggerito che questo concerto potrebbe essere il più difficile che Mozart abbia composto in termini di pura tecnica pianistica[22]). Gli interpreti che inseriscono in programma il K.450 lo accostano spesso agli altri concerti “grandiosi” di Mozart del 1784–85, sottolineando il salto in termini di ampiezza e complessità che queste opere rappresentano all’interno della produzione mozartiana.

È importante notare che i musicologi hanno individuato il K.450 come un punto di svolta nella scrittura concertistica di Mozart. Fu il primo dei concerti in cui Mozart integrò pienamente un’ampia sezione di fiati, spianando la strada ai maestosi concerti del 1785–86 che seguirono[14]. Le innovazioni di forma e di orchestrazione riscontrabili nel K.450 probabilmente influenzarono i compositori successivi. Per esempio, l’audace trattamento del rapporto pianoforte–orchestra qui (un misto di collaborazione e competizione) prefigura aspetti dell’approccio di Beethoven al concerto. In effetti, gli analisti hanno tracciato paralleli tra il primo movimento del concerto in si bemolle di Mozart e il Concerto per pianoforte in do minore di Beethoven (n. 3), in particolare nel modo insolito in cui Mozart introduce fin dall’inizio le interazioni tra fiati e archi[23]. Benché sia difficile provare un’influenza diretta, è chiaro che l’insieme dei concerti viennesi di Mozart fu studiato e ammirato dalla generazione successiva – Beethoven, per esempio, mantenne i concerti di Mozart nel proprio repertorio e scrisse persino cadenze per alcuni (sebbene non specificamente per il K.450, che presenta cadenze scritte dallo stesso Mozart).

As an Amazon Associate we earn from qualifying purchases.

Oggi il Concerto per pianoforte n. 15 in si bemolle è frequentemente eseguito e inciso, apprezzato per la sua scintillante eleganza classica e la sua gioia di vivere virtuosistica. Potrà non avere la notorietà dei concerti più tardi di Mozart, nn. 20–24, ma resta una testimonianza dell’arte di Mozart in un periodo in cui era al culmine delle sue potenzialità creative. Musicisti e ascoltatori si compiacciono spesso della energia giovanile (Mozart aveva appena 28 anni quando lo scrisse) e della sua magistrale fattura. La sua eredità è consolidata anche da piccole apparizioni nella cultura pop – per esempio, un frammento del finale si può sentire nel film Amadeus[24], senza dubbio scelto per il suo spirito effervescente, squisitamente mozartiano. In sintesi, il Concerto per pianoforte n. 15, K.450, di Mozart è un’opera brillante e fondamentale che racchiude la capacità del compositore di coniugare grazia, brio e innovazione. Coglie un momento della vita di Mozart in cui era un imprenditore di successo in ambito musicale, capace di rispondere ai gusti del suo tempo elevando al contempo il concerto per pianoforte a nuove vette artistiche – una creazione luminosa che continua a incantare e mettere alla prova interpreti e pubblico.

Partitura

Descarga e imprime la partitura de Concerto per pianoforte n. 15 in si bemolle de Virtual Sheet Music®.

Sources

Sofia Philharmonic – Program note on Mozart Piano Concerto No.15 in B-flat, KV 450[25][11][16][6][2]

Mozart’s letter to Leopold Mozart, 1784 (quoted in Sofia Phil. program)[6]

Mozart’s own thematic catalog entry for K.450 (15 March 1784), via Mozart’s Children blog[9]

Mozart’s letters (March–April 1784) regarding the concerto performances (quoted in Mozart’s Children blog)[4][3]

Wikipedia: “Piano Concerto No. 15 (Mozart)” – for general description, instrumentation, and analysis[8][15][17][12][18]

ClassicCat – Mozart KV 450 (compiling references and analysis)[26][27][28]

Simon P. Keefe, The Cambridge Companion to Mozart (Cambridge Univ. Press, 2003) – discussion of Mozart’s “grand” concertos and contemporary reviews[10][13][14].

[1][2][6][7][11][16][25] Wolfgang Amadeus Mozart – Piano Concerto No. 15 in B-flat Major, KV 450 – Sofia Philharmonic

https://sofiaphilharmonic.com/en/works/wolfgang-amadeus-mozart-piano-concerto-no-15-in-b-flat-major-kv-450/

[3][4][5][9] March 1784, Vienna. An evening at The Trattnerhof. | Mozart's Children

https://mozartschildren.wordpress.com/2016/03/15/march-1784-vienna-an-evening-at-the-trattnerhof/

[8][12][15][17][18][19][24] Piano Concerto No. 15 (Mozart) - Wikipedia

https://en.wikipedia.org/wiki/Piano_Concerto_No._15_(Mozart)

[10][13][14][20][21][23] Concerto - Cambridge Companion by Keefe | PDF

https://www.scribd.com/document/651085409/Concerto-Cambridge-Companion-by-Keefe

[22][26][27][28] Mozart - Piano concerto no. 15 in B flat: description -- Classic Cat

https://www.classiccat.net/mozart_wa/450.info.php