Adoramus te in do minore (K. Anh.C 3.42)
沃尔夫冈·阿马德乌斯·莫扎特

Adoramus te, Christe in do minore (K. Anh.C 3.42) ci è pervenuto come un mottetto completo e conservato integralmente, a lungo attribuito a Wolfgang Amadeus Mozart ma oggi considerato spurio, opera del compositore italiano Quirino Gasparini (1721–1778) [1]. Benché in alcune catalogazioni secondarie sia stato talvolta collocato erroneamente tra i brani per tastiera, le fonti superstiti rimandano a un breve lavoro sacro corale, immerso in un severo universo sonoro in do minore [1].
Ciò che si sa
K. Anh.C 3.42 è tramandato e classificato nel catalogo Köchel online della Fondazione Mozarteum come “Adoramus te, Christe”, un mottetto in do minore per coro e basso di Quirino Gasparini, con Leopold Mozart indicato come “autore della trascrizione” [1]. Il suo status di autenticità è lì esplicito: “assegnato erroneamente” (cioè in passato attribuito a Mozart) [1]. Anche IMSLP presenta il brano sotto il nome di Gasparini, segnalando la precedente attribuzione a Mozart (K. 327 / K⁶ Anh. A 10) e indicando l’organico come coro misto con organo/continuo [2].
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In termini pratici, dunque, questo oggetto “mozartiano” si collega alla biografia di Mozart solo in modo indiretto: documenta ciò che i Mozart copiarono, eseguirono o apprezzarono, più che ciò che Wolfgang compose. Data e luogo della trascrizione non sono stabiliti con certezza nelle sintesi di catalogazione disponibili pubblicamente e, senza consultare le descrizioni complete delle fonti in archivio, andrebbero considerati ignoti [1].
Contenuto musicale
L’opera superstite è un mottetto latino conciso (Adoramus te, Christe) in do minore, scritto per coro misto con sostegno di basso/continuo d’organo [1] [2]. L’affetto è coerentemente penitenziale e trattenuto, con un profilo che somiglia meno a un brano salisburghese di chiesa di tipo concertato e più a un’austera enunciazione liturgica: prevale una scrittura corale accordale, un’accurata declamazione del testo e un linguaggio armonico che si affida al peso retorico delle cadenze in modo minore più che al colore strumentale.
Poiché il brano non è di Mozart, non “anticipa” uno specifico sviluppo successivo della sua scrittura per tastiera; il suo interesse, in un contesto mozartiano, risiede invece nella trasmissione stessa—un esempio del repertorio che circolava attorno alla casa dei Mozart e che, per le generazioni successive, poteva essere scambiato per la voce di Wolfgang [1].
[1] International Mozarteum Foundation (KV online): KV Anh. C 3.42 — “Adoramus te, Christe” in C minor; authenticity and transmission; credits Gasparini as composer and Leopold Mozart as copyist/transcriber.
[2] IMSLP work page (older Mozart attribution K. 327 / K⁶ Anh. A 10): scoring and basic catalog identifiers; presents the piece under Quirino Gasparini.




