Rondò in re maggiore per corno e orchestra (Süßmayr da Mozart), K. 514
von Wolfgang Amadeus Mozart

Il Rondò in re maggiore per corno e orchestra (K. 514) è una strumentazione postuma del 1792 realizzata da Franz Xaver Süßmayr a partire dalla bozza incompiuta del finale di Mozart per il progetto di concerto per corno in re maggiore associato a Joseph Leutgeb. Conservato come movimento orchestrale compiuto in re maggiore, offre un pezzo da sfoggio per corno di tardo gusto classico, la cui parte solistica sembra restare vicina all’idea di Mozart, mentre il tessuto orchestrale è in larga misura opera di Süßmayr.
Antefatti e contesto
Nell’ultimo anno di vita (1791), Mozart iniziò quello che oggi è comunemente chiamato Concerto per corno n. 1 in re maggiore, lasciando un primo movimento compiuto (K. 412/386b) ma solo una bozza incompleta per il previsto finale in forma di rondò. Dopo la morte di Mozart, il 5 dicembre 1791, il suo allievo e collaboratore Franz Xaver Süßmayr — noto soprattutto per aver completato il Requiem — approntò una versione eseguibile di quel finale.
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Le testimonianze superstiti indicano che il Rondò in re maggiore completato da Süßmayr porta la data del 6 aprile 1792 (il luogo non è documentato con certezza, ma nella tradizione manoscritta è collegato a Vienna). Nel catalogo del Mozarteum, l’autenticità del movimento è considerata attribuita erroneamente a Mozart nel suo complesso: a Mozart viene accreditata la “musica originale”, mentre Süßmayr è indicato come autore della partitura completa.[1] È questa la prospettiva fondamentale da cui ascoltare al meglio K. 514: una concezione solistica mozartiana conservata dentro la realizzazione orchestrale di un arrangiatore-completatore.
Carattere musicale
K. 514 è un Rondò in un solo movimento (Allegro) in re maggiore, concepito per il virtuosismo del corno naturale — armonici aperti e luminosi, arpeggi risuonanti e passaggi agili che si collocano in modo idiomatico sulle “note di casa” dello strumento nella tonalità di re. Il fraseggio periodico del solista e la chiara punteggiatura cadenzale mantengono la musica in una sfera pubblica, da concerto, mentre brevi episodi offrono contrasto prima del ritorno del ritornello principale.
Sul piano orchestrale, la strumentazione è contenuta e funzionale: corno solista, due oboi, due fagotti (a quanto pare implicati come rinforzo della linea di basso) e archi.[1][2] Il commento della Neue Mozart-Ausgabe osserva che, mentre le parti solistiche nella bozza di Mozart e nella partitura di Süßmayr “concordano quasi letteralmente”, l’accompagnamento è stato riplasmato ex novo da Süßmayr, distinzione percepibile nella scrittura orchestrale, che sostiene in modo lineare e pratico la retorica del corno, più che nel gioco d’interazione strettamente motivata tipico dei finali concertanti della maturità mozartiana.[2]
Collocazione nel catalogo
Ascoltato accanto alle opere per corno interamente autografe di Mozart — in particolare il tardo e ampio Concerto per corno n. 4 in mi♭ maggiore, K. 495 — K. 514 appare come un’eco tardiva: un cordiale disegno di finale in forma di rondò legato al circolo viennese di Mozart e a Leutgeb, ma giunto fino a noi soprattutto attraverso il completamento del 1792 di Süßmayr.[1]
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[1] Internationale Stiftung Mozarteum, Köchel-Verzeichnis entry: “Rondo in D for horn and orchestra” (bei 412,02) — dating (6 April 1792), status/authenticity note, and instrumentation.
[2] Digital Mozart Edition (Mozarteum): New Mozart Edition (NMA) V/14/5 Horn Concertos — English introduction/commentary discussing Süßmayr’s authorship and the relationship between Mozart’s draft and Süßmayr’s scored rondo.







