Kyrie in do maggiore (K. Anh.C 1.39)
de Wolfgang Amadeus Mozart

Il Kyrie in do maggiore (K. Anh.C 1.39) ci è pervenuto come un brevissimo brano autonomo dell’Ordinario della Messa, conservato in partitura su un unico bifolio. Sebbene nei cataloghi più antichi sia stato a lungo associato a Mozart, la ricerca moderna considera errata l’attribuzione e identifica il pezzo come spurio—il più delle volte collegandolo a Johann Ernst Eberlin (1702–1762), figura centrale della musica sacra salisburghese.
Antefatti e contesto
K. Anh.C 1.39 è tramandato come un movimento di Kyrie “completo” e giunto fino a noi, ma senza una documentazione sicura su data, luogo o originaria occasione liturgica [1]. Il Köchel Catalogue Online ne indica l’autenticità come “incorrectly assigned” e non nomina Mozart come compositore—un’avvertenza importante per qualunque tentativo di collocare l’opera all’interno della carriera mozartiana [1].
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Nella prassi salisburghese, i movimenti brevi di Messa e i Kyrie autonomi erano musica funzionale: di dimensioni contenute, pensata per rispettare i vincoli del servizio pur offrendo una chiara proiezione del testo e un ordinato disegno tonale. In quest’ottica, questo piccolo Kyrie si ascolta meglio non come un “anello mancante” nello sviluppo di Mozart, ma come un piccolo esempio dello stesso ambiente ecclesiastico in cui Mozart stesso imparò e lavorò.
Carattere musicale
La fonte superstite è descritta come un Kyrie a quattro parti in partitura (Kyrie vierstimmig), notato su un unico foglio (un bifolio, scritto su due pagine) [1]. Questa descrizione rimanda a una trama corale lineare (SATB) tipica del repertorio pratico per la chiesa—musica pensata per essere cantata con sicurezza dagli organici disponibili, probabilmente con organo e/o strumenti a raddoppiare le voci secondo l’uso locale (nella voce di catalogo non è indicata una strumentazione orchestrale autonoma) [1].
In do maggiore, il linguaggio tonale del brano si sarebbe naturalmente accordato con la predilezione salisburghese per sonorità luminose e cerimonialmente “pubbliche” in ambito sacro; l’essenzialità suggerita dalle sue due pagine lascia intuire un progetto formale conciso, che mantiene in movimento la supplica di “Kyrie eleison”, invece di dilatarsi in un impianto concertante e plurisezione. Per gli ascoltatori familiari con lo stile sacro salisburghese, la sua compatta scrittura a quattro voci è inoltre coerente con l’idioma coltivato da Johann Ernst Eberlin—un idioma che Mozart assimilò precocemente, anche quando le note in sé non sono di Mozart.
[1] International Stiftung Mozarteum, Köchel Catalogue Online: work entry for KV Anh. C 1.39 (“Kyrie in C”) with authenticity status and source description.
[2] Wikipedia: Köchel catalogue table entry listing Anh.C 1.39 as “spurious (by Johann Ernst Eberlin)”.




