Sonata per violino n. 35 in La
볼프강 아마데우스 모차르트 작

Contesto storico e compositivo
Wolfgang Amadeus Mozart compose la Sonata per violino n. 35 in La maggiore, K. 526, a Vienna verso la fine di agosto 1787[1]. La registrò nel suo catalogo personale il 24 agosto 1787, appena due settimane dopo aver terminato Eine kleine Nachtmusik (K. 525)[2]. Fu un periodo turbolento ma produttivo nella vita di Mozart. All’inizio di quell’anno, suo padre Leopold era morto a Salisburgo (maggio 1787)[3], e al tempo stesso Mozart stava lavorando alla sua opera Don Giovanni in vista di una prima a Praga in autunno[1]. La Vienna del 1787 era un fiorente centro culturale sotto l’imperatore Giuseppe II, con una vivace scena musicale. Mozart—trentunenne e ormai compositore indipendente—era all’apice dell’eleganza stilistica del Classicismo, mentre l’Europa si trovava sull’orlo di grandi cambiamenti politici (la Rivoluzione francese era distante solo due anni).
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La sonata non fu scritta su commissione né dedicata a un mecenate noto[4]. In realtà Mozart non ebbe un impulso esterno evidente – sembra averla composta spontaneamente, forse con l’intenzione di eseguirla lui stesso al pianoforte[5]. Data la brillante scrittura pianistica di questa sonata, alcuni studiosi sospettano che Mozart avesse in mente la propria perizia alla tastiera quando la compose[5]. Sembra improbabile che avrebbe interrotto il lavoro su un’opera importante come Don Giovanni se non lo avesse spinto un evento o un’esigenza particolare[6], ma di un tale evento non vi è traccia. Una connessione suggestiva è che il tema del finale della sonata riprende un brano del compositore Carl Friedrich Abel, morto nel giugno 1787; Mozart ammirava Abel sin da quando lo aveva incontrato da bambino, perciò l’uso del suo tema potrebbe essere un discreto omaggio in memoria[7]. In ogni caso, la K. 526 resta un prodotto della maturità di Mozart, composta tra due delle sue creazioni più celebri (la Serenata K. 525 e Don Giovanni K. 527)[8].
Organico e caratteristiche salienti
Organico: Questo brano è un duo per violino e pianoforte (fortepiano). Ai tempi di Mozart opere del genere venivano spesso pubblicate come sonate “per pianoforte con accompagnamento di violino”, riflettendo la consuetudine del primo Classicismo secondo cui la parte principale spettava alla tastiera. Tuttavia, all’epoca della K. 526, Mozart aveva pienamente emancipato il ruolo del violino. Le sue prime sonate per violino (molte scritte in infanzia) erano in sostanza sonate per tastiera con una parte di violino facoltativa per dilettanti[9]. Al contrario, la K. 526 appartiene alle sonate tarde di Mozart, in cui violino e pianoforte sono davvero alla pari. Entrambi gli strumenti si dividono il materiale musicale in modo equilibrato e dialogico, scambiandosi i temi e intrecciando contrappunti[10]. Vale la pena notare che questa sonata in La maggiore fu l’ultimo lavoro di rilievo di Mozart per violino e pianoforte – l’unico duo successivo, la K. 547 in Fa maggiore (1788), è una più breve sonatina per principianti[11]. La K. 526 rappresenta dunque l’apice del contributo di Mozart al genere della sonata per violino e pianoforte.
Caratteristiche salienti: La scrittura pianistica di questa sonata è eccezionalmente impegnativa e virtuosistica – tra le più brillanti che Mozart abbia mai composto per tastiera[12][13]. E tuttavia il brano non riduce il violino a un mero accompagnatore; al contrario, le due parti sono impegnate in un continuo “botta e risposta”[14]. Mozart sfrutta l’intera estensione del fortepiano con passaggi rapidissimi, scale scintillanti e trame sonore ricche, mentre il violino spesso dialoga a pari livello. Le trame della sonata mostrano persino indizi dello studio mozartiano del contrappunto barocco (ad esempio, passaggi imitativi e canonici rimandano alla familiarità di Mozart con la musica di J.S. Bach)[15]. Ciononostante, il linguaggio resta pienamente classico e mozartiano nella sua grazia. L’integrazione dei due strumenti è così completa che il musicologo Alfred Einstein osservò che “non si può concepire un’alternanza più perfetta dei due strumenti” di quella raggiunta da Mozart nelle sue sonate mature[16]. Nel complesso, la K. 526 è caratterizzata da chiarezza, eleganza e un raffinato senso della forma, uniti a un’energia frizzante e a uno splendore tecnico.
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Sonata n. 35 in La maggiore per violino e pianoforte, K. 526 (1787), eseguita da Michael Barenboim al violino e Daniel Barenboim al pianoforte:
Forma e carattere musicale
La Sonata per violino K. 526 di Mozart segue la tipica struttura in tre movimenti di una sonata classica, ma ciascun movimento ha un carattere e caratteristiche tecniche distinti:
Molto allegro (La maggiore) – Il primo movimento è un rapido tempo di sonata-allegro indicato Molto allegro. In modo inusuale, Mozart scelse un metro di 6/8 per questo movimento d’apertura, un metro “composto” ondeggiante più spesso associato alla musica di caccia o all’aperto[17]. La scelta del 6/8 (impiegata anche nella precedente sonata in La maggiore K. 305 e nel La caccia Quartetto K. 458) conferisce un’energia spigliata e galoppante. Il movimento si apre con il solo pianoforte che introduce un tema principale vivace e sincopato, mentre il violino entra doppiando la melodia una terza sotto[14]. Ben presto il violino prende il comando sullo stesso tema, a dimostrazione della scrittura egualitaria. Per tutta l’esposizione Mozart ripartisce i temi tra la tonalità di La maggiore e la dominante Mi maggiore, offrendo a entrambi gli strumenti opportunità melodiche[18]. Un tratto distintivo di questo movimento è la sua vitalità ritmica: Mozart impiega effetti di emiola (frasi che spostano momentaneamente il raggruppamento degli accenti) e sincope giocose che spiazzano la percezione dell’accento iniziale della battuta[19][20]. La sezione di sviluppo è compatta ma tematicamente ricca, costruita su frammenti del tema principale — compresa una figura di scala discendente che aveva dominato l’esposizione[21]. Qui risplende la “disinvolta padronanza del contrappunto lineare” del compositore[22]: poco prima della ripresa, i due strumenti si cimentano in un fitto canone sul motivo principale, mettendo in mostra l’abilità contrappuntistica di Mozart[23]. Nonostante i tocchi dotti, il movimento conserva un delizioso, giocoso carattere, con il suo metro da caccia e i virtuosismi sfavillanti. L’effetto complessivo è quello di un brillante ed esuberante dialogo tra violino e pianoforte.
Andante (Re maggiore) – Il movimento centrale, nella tonalità della sottodominante di Re maggiore, costituisce il cuore emotivo della sonata. È un Andante scritto in forma-sonata anch'essa – una scelta alquanto insolita, poiché i movimenti lenti dell'epoca classica presentano spesso sviluppi abbreviati o forme più semplici[24]. Qui Mozart offre un movimento lento più ampio e serio. La scrittura è notevolmente rada e trasparente: il pianoforte inizia da solo con una figura dolce, ondeggiante, in ottave nude, quasi come se un accompagnamento suonasse da sé senza una melodia[25]. Quando il violino entra una battuta dopo, risponde con una frase semplice e esitante – sfumando il confine tra tema e accompagnamento[26]. Mozart raggiunge una profonda espressività con mezzi molto parchi : i raddoppi in ottave parallele (anticipando le scritture scarne che Brahms avrebbe poi prediletto) creano un senso di toccante semplicità[27]. La musica è venata di sottile cromatismo o di passaggi tra maggiore e minore, infondendo un affetto agrodolce[28]. Nella sezione centrale di sviluppo, Mozart spinge lo sviluppo insolitamente lontano per un movimento lento[24]. A un certo punto la musica volge a Re minore e tocca persino tonalità lontane tramite cambi enarmonici, introducendo un nuovo tema malinconico con coloriture “napoletane” (sopratonico bemolle)[29]. Ciò conferisce al movimento un carattere intenso e indagatore, prima che ritorni la serenità di Re maggiore. Il musicologo Alfred Einstein tributò un elogio appassionato a questo Andante, affermando che esso “realizza un tale equilibrio tra Anima e Arte che sembra che Dio onnipotente abbia fermato ogni moto per un minuto di eternità, per permettere a tutti i giusti di godere dell’amara dolcezza della vita”[30]. In altre parole, il movimento raggiunge un sublime equilibrio tra sentimento profondo e forma classica. La sua profondità emotiva, priva di sentimentalismi – trattenuta ma animata – esemplifica Mozart al suo meglio.
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Presto (La maggiore) – Il movimento finale è un vorticoso Presto in La maggiore, concepito come un vivace rondò. Questo finale è uno dei più ampi e tecnicamente impegnativi tra quelli di musica da camera di Mozart, benché il suo tempo forsennato lo faccia percepire scattante ed esaltante[31]. Il tema principale del rondò è luminoso e giubilante, ma Mozart vira presto al modo minore, sospingendo la musica attraverso un episodio agitato con terzine scorrevoli ininterrotte[32]. In effetti, questo rondò è straordinariamente ricco di materiale tematico: invece di un singolo ritornello ricorrente, Mozart introduce molteplici temi ricorrenti (non meno di quattro, secondo un'analisi[33]). Uno di questi temi ha attirato particolare attenzione – il motivo d’apertura del finale somiglia da vicino a un tema di una sonata per violino di Carl Friedrich Abel (Op. 5 n. 5 in La maggiore)[31]. Abel era un compositore e gambista con cui il giovane Mozart aveva stretto amicizia a Londra; significativo è che Abel morì nel giugno 1787, appena due mesi prima che Mozart componesse questa sonata. È stato suggerito che l’uso del tema di Abel da parte di Mozart fosse un omaggio deliberato al suo collega scomparso[7]. Mozart sviluppa il rondò con una vivacità “demoniaca”[31]: la musica corre in avanti con passaggi virtuosistici, mutamenti fulminei e persino una breve e drammatica pausa in Adagio per accrescere la suspense[34]. Una sezione centrale nella lontana tonalità di fa♯ minore introduce una nuova melodia violinistica lamentosa, aggiungendo un sorprendente tocco di mestizia in mezzo ai fuochi d’artificio[35]. Ma l’esuberanza torna presto – come è tipico dei rondò mozartiani, l’ordine dei temi varia leggermente a ogni ripresa e, in ultima analisi, il frizzante tema principale ha l’ultima parola[36]. Il finale Presto richiede un’enorme agilità a entrambi gli interpreti (rapidi cambi di corda e arpeggi per il violino, e brillanti passaggi di scale per il pianoforte). I commentatori hanno rilevato in questa energia una spinta “quasi selvaggia, zingaresca” o folklorica, e tuttavia tutto è plasmato dal controllo elegante di Mozart. Il brio virtuosistico e l’esuberanza gioiosa del movimento chiudono la sonata su un apice memorabile. Come ha scritto un recensore, la pura esultanza irradiata dall’inizio di questo finale è “davvero gioiosa”, e il lavoro di dita del pianoforte nella coda vorticosa è mozzafiato[37][38].
Ricezione ed eredità
La Sonata in La maggiore K. 526 di Mozart si affermò rapidamente come uno dei gioielli del repertorio per violino e pianoforte. Poiché si trattava di un brano cameristico probabilmente presentato in prima in un contesto privato, disponiamo di scarsa documentazione sulle prime esecuzioni o sulla ricezione immediata. Con ogni probabilità fu eseguita dallo stesso Mozart al pianoforte, con un partner violinista all’altezza, nei salotti o nelle accademie di Vienna. La sonata fu pubblicata non molto dopo la sua composizione (un catalogo coevo menziona una copia manoscritta intorno al 1787[39]), il che indica che Mozart intendeva raggiungere un pubblico più ampio, tra professionisti e dilettanti. Col tempo, K. 526 è stata riconosciuta come un punto culminante della produzione mozartiana. Il celebre musicologo Alfred Einstein la indicò come l’ultima delle “tre grandi sonate per violino,” insieme alla sonata in Si♭ maggiore K. 454 (scritta per Regina Strinasacchi nel 1784) e alla sonata in Mi♭ maggiore K. 481 (1785)[11]. K. 526 è ammirata per saper sintetizzare il calore lirico dello stile mozartiano più antico con la raffinatezza contrappuntistica e la profondità emotiva delle sue opere tarde.
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Per tutto il XIX e il XX secolo, questa sonata è rimasta un caposaldo per violinisti e pianisti, spesso eseguita in concerto e incisa dai maggiori interpreti. Le sue esigenze tecniche—soprattutto la parte pianistica virtuosistica—facevano sì che fossero necessari esecutori di prim’ordine per renderle giustizia. Di fatto, il brano mette in risalto il pianoforte con tale brillantezza che alcuni osservatori hanno notato come i violinisti abbiano storicamente preferito i concerti di Mozart alle sonate, forse perché queste ultime conferiscono al pianista un rilievo pari (se non maggiore)[12][13]. Ciononostante, grandi duo violino–pianoforte hanno abbracciato la K. 526 per il suo perfetto equilibrio tra gli strumenti e per l’ampiezza espressiva. L’Andante della sonata, in particolare, è stato lodato per la sua bellezza sublime, e l’opera nel suo insieme è considerata una pietra di paragone della musica da camera classica. La ricerca moderna sottolinea anche che l’approccio di Mozart alla scrittura per violino e pianoforte in lavori come la K. 526 spianò la strada ai compositori successivi (Beethoven, ad esempio, avrebbe presto scritto sonate per violino con un intreccio ancora più drammatico, costruendo sulle fondamenta di parità del duo poste da Mozart).
In sintesi, la Sonata per violino n. 35 in La maggiore, K. 526, di Mozart si impone come un capolavoro maturo nella letteratura della musica da camera. Composta in un momento di crocevia personale e professionale per Mozart, riflette il ricco milieu culturale della Vienna degli anni Ottanta del Settecento e il genio stesso di Mozart nel fondere grazia, passione e maestria contrappuntistica. Dal vivace Allegro in 6/8 al suo Andante intenso e al travolgente Presto, la sonata mette in luce la capacità di Mozart di infondere nella forma-sonata classica un calore operistico e una brillantezza virtuosistica. Generazioni di ascoltatori e interpreti hanno ritenuto quest’opera uno dei contributi più alti di Mozart al repertorio per violino e pianoforte – un brano che, nel suo «equilibrio tra Anima e Arte», coglie qualcosa di essenziale del fascino senza tempo dello stile classico[30].
Fonti:
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- Jane Vial Jaffe, Program Notes: Mozart Violin Sonata in A major, K. 526 (Parlance Chamber Concerts)[40][41][17][27][31]
- Orrin Howard, About the Piece: Sonata in A, K. 526 (Los Angeles Philharmonic/Hollywood Bowl)[5][30][7]
- Violin Sonata No. 35 in A, K. 526 – Wikipedia (summary of composition details and structure)[11][42]
- Misha Donat, liner notes for Hyperion Records (2018)[22][23][32][33]
- Interlude – Mozart’s Elegant Violin (Carl Friedrich Abel tribute noted)[43]
- W.A. Mozart’s Letters / WOSU Radio – Mozart Minute: Leopold’s Death (2015)[3]
- Stephen Greenbank, Review of Oscar Shumsky’s recording (MusicWeb International, 2021)[37]
[1][6][9][10][15][17][19][27][28][31][40][41] Violin Sonata in A major, K. 526, WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791)
[2][20][21][22][23][25][26][29][32][33][34][35][36] Mozart: Violin Sonatas K302, 380 & 526 - CDA68175 - Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) - Hyperion Records - MP3 and Lossless downloads
https://www.hyperion-records.co.uk/dc.asp?dc=D_CDA68175
[3] Mozart Minute: Leopold's Death | WOSU Public Media
https://www.wosu.org/podcast/classical-101-podcasts/2015-06-19/mozart-minute-leopolds-death
[4][5][7][14][30] Sonata for violin and piano in A, K. 526, Wolfgang Amadeus Mozart
https://www.hollywoodbowl.com/musicdb/pieces/3426/sonata-for-violin-and-piano-in-a-k-526
[8][11][18][24][42] Violin Sonata No. 35 (Mozart) - Wikipedia
https://en.wikipedia.org/wiki/Violin_Sonata_No._35_(Mozart)
[12][13][16] Mozart: The Violin Sonatas | Interview: Anne-Sophie Mutter - Mara Marietta
https://www.maramarietta.com/the-arts/music/classical/mozart/
[37][38]MOZART Violin Sonatas K304, K305, K454, K526, K570 BIDDULPH 85003-2 [SG] Classical Music Reviews: December 2021 - MusicWeb-International
http://www.musicweb-international.com/classrev/2021/Dec/Mozart-sonatas-850032.htm
[39] Mozart resources on microform - Harvard Library research guides
https://guides.library.harvard.edu/c.php?g=843694&p=6030249
[43] The Elegant Strings: The Violin
















