Concerto per pianoforte n. 19 in Fa
by Wolfgang Amadeus Mozart

Contesto e composizione
Wolfgang Amadeus Mozart compose il suo Concerto per pianoforte n. 19 in Fa maggiore, K. 459, a Vienna verso la fine del 1784[1]. Fu un periodo di intensa produttività e di esecuzioni pubbliche per Mozart. Infatti, il concerto in Fa maggiore fu l’ultimo di sei concerti per pianoforte che completò in quell’unico anno[2]. Mozart si era trasferito a Vienna nel 1781 e inizialmente ebbe successo, ma a metà degli anni 1780 si rese conto che il pubblico della città era incostante[3]. Per mantenere fama e reddito, organizzò concerti in abbonamento (all’epoca detti “accademie” musicali) in cui presentava in prima assoluta nuove opere, compresi i propri concerti per pianoforte[4]. Il Concerto n. 19 fu probabilmente eseguito per la prima volta dallo stesso Mozart in uno di questi concerti all’inizio del 1785, nel quadro dei suoi sforzi per mantenere il proprio nome davanti al pubblico[5].
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Dal punto di vista politico e culturale, la Vienna del 1784 era un vivace centro di idee illuministe sotto l’imperatore Joseph II. Mozart frequentava mecenati aristocratici e circoli intellettuali – entrò persino in una loggia massonica nel dicembre 1784, a testimonianza del clima sociale illuminato dell’epoca[6]. In una lettera di quel periodo, Mozart si lamentava che, per ottenere applausi, un concerto dovesse essere o estremamente semplice o sconcertantemente complesso, perché la vera eccellenza non era pienamente apprezzata dal pubblico[7]. Nello scrivere il Concerto in Fa maggiore cercò un equilibrio tra eleganza e brillantezza. Traeva anche ispirazione dai contemporanei: il 1784 segnò l’apice dell’amicizia di Mozart con Joseph Haydn, la cui musica egli ammirava profondamente e da cui apprese molto[8]. Tutti questi fattori fecero da sfondo alla creazione del Concerto per pianoforte n. 19, che Mozart compose (secondo il suo stesso catalogo) l’11 dicembre 1784[1]. Il brano era concepito per essere interpretato da lui stesso e pensato per piacere al pubblico viennese, pur mettendo in mostra un’arte raffinata[5].
Ecco un’esecuzione del Concerto per pianoforte n. 19 in Fa maggiore, K. 459, di Mozart, con András Schiff come solista. È affiancato dalla English Chamber Orchestra, con George Malcolm alla direzione:
Organico
Mozart avrebbe eseguito questo concerto su un fortepiano (il pianoforte primitivo della sua epoca). Il concerto è orchestrato per tastiera solista e una piccola orchestra composta da un flauto, due oboi, due fagotti, due corni e archi[9]. Si tratta di un’orchestrazione abbastanza tipica dell’epoca classica, e in modo significativo non include clarinetti o trombe nella partitura giunta fino a noi. (La voce del catalogo autografo di Mozart lasciava intendere la presenza di parti per trombe e timpani, ma non ne sono state rinvenute[10].) L’inclusione di un’intera sezione di legni conferisce all’opera una ricca tavolozza timbrica. Mozart impiega l’ensemble in modo dinamico e conversazionale: gli strumenti a fiato spesso sostengono melodie importanti e dialogano con il pianoforte, invece di limitarsi ad accompagnarlo[11]. Questo scambio intimo tra pianoforte e fiati conferisce al concerto un carattere cameristico, mettendo in luce l’uso sofisticato del colore e della tessitura orchestrali da parte di Mozart[12]. A tratti l’orchestra agisce indipendentemente dal solista, creando momenti di ricca collaborazione che erano innovativi per i concerti di quell’epoca[13].
Forma e carattere musicale
Come la maggior parte dei concerti di Mozart, il n. 19 è in tre movimenti (veloce–lento–veloce)[14]. Tutti e tre i movimenti recano indicazioni agogiche relativamente animate (“Allegro” o “Allegretto”), sebbene ognuno abbia un proprio carattere e specifiche caratteristiche strutturali. In quest’opera Mozart raggiunge un equilibrio tra elegante semplicità e raffinata elaborazione. Di seguito una panoramica della forma e dello stile di ciascun movimento:
Primo movimento (Allegro) – Il concerto si apre in Fa maggiore con un’introduzione orchestrale insolitamente lunga, che ritarda l’ingresso del pianoforte[8]. Il metro è in tempo tagliato (2/2), l’unico primo movimento di un concerto per pianoforte di Mozart scritto in tempo tagliato[15]. L’orchestra presenta una serie di temi gioiosi, a partire da una melodia semplice che porta con sé un vigore ritmico, quasi marziale[16]. Quando il pianoforte solista entra finalmente, lo fa con “disarmante grazia e leggerezza”[8], riprendendo i temi in un vivace scambio con l’orchestra. I commentatori hanno descritto questo movimento come “atletico, che combina grazia e vigore”[17]. Per tutto il movimento, Mozart sfrutta il dialogo tra pianoforte e strumenti orchestrali, intessendo brevi episodi contrappuntistici (linee melodiche sovrapposte) che aggiungono raffinatezza al tono esuberante della musica[18].
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Secondo movimento (Andante un poco Allegretto) – Il movimento centrale passa a Do maggiore (la tonalità della dominante di Fa) ed è contrassegnato “un poco Allegretto”, a indicare un andante leggermente sostenuto, più che un adagio molto lento[19]. Qui l’atmosfera è aggraziata e lirica, con un carattere riposato. Mozart realizza un delicato dialogo tra pianoforte e legni: il solista si scambia spesso frasi melodiche con flauto, oboi e fagotti in un elegante botta e risposta[20]. Questo conferisce al movimento un fascino intimo, quasi cameristico. Nonostante il calore della tonalità maggiore, la musica presenta sottili sottotoni di malinconia nelle sue inflessioni melodiche[21], una lieve nostalgia che aggiunge profondità emotiva. Nel complesso, la semplicità e l’equilibrio del secondo movimento esemplificano l’arte mozartiana della misura espressiva, fungendo da interludio cantabile tra i movimenti esterni.
Terzo movimento (Allegro assai) – Il finale è luminoso, giocoso e incalzante. È scritto in fa maggiore e assume la forma di un rondò brillante, con un tema principale orecchiabile che molti ascoltatori si ritroveranno a canticchiare. Insolitamente, Mozart inserisce un breve fugato episodio nello sviluppo di questo finale – un passaggio in cui le voci entrano per imitazione, reminiscente di una fuga barocca[22]. (In quel periodo Mozart stava studiando la musica di Bach e di altri compositori barocchi, e qui fonde il contrappunto barocco in un contesto classico.) Il movimento si apre con un tema trascinante, esposto dal pianoforte e dai fiati insieme[23], e più avanti un piccolo passaggio di fuga, dal tono nobile, interrompe l’allegria, mettendo in mostra l’arte contrappuntistica di Mozart prima di tornare senza soluzione di continuità al tema principale spensierato[24]. Questa fusione di stili – la fuga dotta e il rondò galante e cantabile – è trattata con maestria, creando un finale al tempo stesso brioso e intellettualmente impressionante. Anzi, questo movimento è considerato uno dei finali di concerto più complessi e brillanti che Mozart abbia mai scritto[25]. Il concerto in fa maggiore si chiude con un’esplosione di energia gioviale e di ingegnosa maestria, lasciando l’ascoltatore con una conclusione memorabile.
Ricezione e lascito
Il Concerto per pianoforte n. 19 di Mozart ebbe una buona accoglienza ai suoi tempi e ha continuato a essere apprezzato da musicisti e pubblico. Quando Mozart presentò l’opera in prima esecuzione (con ogni probabilità all’inizio del 1785), faceva parte di un magnifico concerto al quale presero parte molti aristocratici viennesi. In quel periodo suo padre Leopold era in visita a Vienna e riferì che il concerto era “magnifico” e che “erano presenti moltissimi membri dell’aristocrazia”[26]. Lodò anche l’eccellente esecuzione dell’orchestra – fatto importante, poiché questo concerto assegna un ruolo di primo piano ai fiati in dialogo con il pianoforte[27]. La capacità di Mozart di compiacere il pubblico pur offrendo musica sofisticata fu ben evidente, sebbene egli osservasse che il gusto viennese stava iniziando a mutare (i concerti più riccamente orchestrati e complessi del 1784–85, tra cui questo, forse lasciarono perplessi alcuni ascoltatori conservatori pur impressionandone altri[12]).
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Pochi anni dopo, Mozart scelse il Concerto in fa maggiore per un’occasione molto importante. Nell’ottobre 1790 si recò a Francoforte per l’incoronazione dell’imperatore Leopoldo II ed eseguì questo concerto come parte dei festeggiamenti (insieme al successivo Concerto n. 26)[28]. In ragione di quell’evento, il concerto in fa maggiore è stato talvolta soprannominato il “secondo Concerto dell’Incoronazione.” (Il Concerto n. 26 in re maggiore, K. 537 – che Mozart suonò anch’esso a Francoforte – è notoriamente conosciuto come il “Concerto dell’Incoronazione”, e il n. 19 in fa maggiore è dunque chiamato “secondo concerto dell’incoronazione” in riferimento al fatto che fu un altro brano impiegato per gli stessi festeggiamenti di incoronazione)[29]. L’opera in fa maggiore fu pubblicata pochi anni dopo la morte di Mozart – prima da Johann André nel 1794 e poi da Breitkopf & Härtel nel 1800[30] – il che contribuì a farla giungere a un pubblico più ampio in forma stampata.
Nel corso dei secoli, il Concerto per pianoforte n. 19 è rimasto parte del repertorio mozartiano, sebbene sia un po’ meno celebre tra il grande pubblico rispetto ad alcuni dei concerti successivi (come il drammatico n. 20 in re minore o il lirico n. 21 in do maggiore).Ciò nonostante, musicisti e intenditori lo hanno a lungo tenuto in grande considerazione per la sua raffinata fattura[31]. Il suo finale, con la piccola fuga, spicca in particolare come un tocco proiettato in avanti che prefigura la convergenza degli stili nella musica successiva. Tra XX e XXI secolo, questo concerto continua a essere eseguito e inciso da pianisti e orchestre di primo piano, assicurandone la permanenza nel tempo. Interpreti mozartiani di fama – da Clara Haskil e Daniel Barenboim a Mitsuko Uchida e András Schiff – hanno tutti sostenuto il Concerto in fa maggiore in concerti e registrazioni[32]. Oggi gli ascoltatori apprezzano il Concerto per pianoforte n. 19 in fa maggiore come un “gioiello elegante”[2] della produzione di Mozart: un’opera che si colloca in modo affascinante “tra il semplice e l’incomprensibile” (per usare le parole dello stesso Mozart), combinando un’attrattiva immediata con una sottile raffinatezza[7][12].
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Sources
[1][9][10][11][14][15][16][17][19][29][30][31] Piano Concerto No. 19 (Mozart) - Wikipedia
https://en.wikipedia.org/wiki/Piano_Concerto_No._19_(Mozart)
[2][26][27][28] Mozart's Piano Concerto No. 19 in F Major, K. 459 — Boston Baroque
https://baroque.boston/mozart-piano-concerto-19
[3][4][7][12][13][18][20][22][23][24] Piano Concerto No. 19 in F major, K. 459, Wolfgang Amadeus Mozart
https://www.laphil.com/musicdb/pieces/2742/piano-concerto-no-19-in-f-major-k-459
[5][8][21][25][32] Piano Concerto No. 19 in F Major by Wolfgang Amadeus Mozart (K. 459, KV459) - Apple Music Classical
https://classical.music.apple.com/us/work/wolfgang-amadeus-mozart-1756-pp245
[6] Mozart and Freemasonry - Wikipedia













