Concerto per violino, pianoforte e orchestra (frammento) in re maggiore, K. 315f
ヴォルフガング・アマデウス・モーツァルト作

Il Concerto per violino, pianoforte e orchestra (frammento) di Mozart, K. 315f, è una partitura concertante incompiuta in re maggiore abbozzata a Mannheim nel 1777/78, quando il compositore aveva 21 anni. Ciò che è giunto fino a noi è, in sostanza, l’incipit di un progettato primo movimento: quanto basta per mostrare che Mozart ragionava in termini di “doppio concerto”, ma non abbastanza da costituire un’opera completa ed eseguibile di suo pugno.
Antefatti e contesto
Mozart abbozzò il K. 315f durante il suo soggiorno a Mannheim, alla fine degli anni Settanta del Settecento: un periodo in cui stava assimilando il celebre stile orchestrale della città — scrittura brillante per i fiati, tuttis dal profilo incisivo e un senso teatrale del crescendo — mentre, al tempo stesso, cercava occasioni come virtuoso della tastiera. La premessa stessa del frammento (violino e tastiera come solisti in coppia) si accorda perfettamente con quel momento mannheimese, in cui Mozart incontrò strumentisti d’orchestra di prim’ordine e la moda del concertante che più tardi avrebbe portato a lavori come la Sinfonia concertante in mi♭, K. 364. L’autografo è conservato a Parigi, presso la Bibliothèque nationale de France, e ciò sottolinea che quanto possediamo è la sopravvivenza di una fonte primaria, non un adattamento posteriore.[1]
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Carattere musicale
Di questo concerto è sopravvissuto un solo movimento, e per di più incompleto: Mozart scrisse circa i primi 120 battute di quello che sembra essere il movimento d’apertura, con strumentazione completa soltanto per la parte iniziale (spesso indicata come le prime 74 battute).[1] Ciononostante, il manoscritto lascia intravedere un avvio di concerto “opulento” in re maggiore — cerimoniale e di proiezione pubblica — prima che la musica si orienti verso un dialogo più spiccatamente solistico.
L’organico suggerito dalla moderna catalogazione del materiale superstite è particolarmente festoso per un lavoro mannheimese in re:
- Fiati: 2 flauti, 2 oboi
- Ottoni: 2 corni (in re), 2 trombe (in re)
- Percussioni: timpani
- Continuo/prassi di tastiera: cembalo (come riportato nelle fonti che descrivono il frammento)
- Archi: archi d’orchestra standard
- Solisti: violino e pianoforte/tastiera[2]
Questa combinazione colloca il frammento, almeno dal punto di vista del mondo sonoro, vicino alla retorica brillante dei concerti in re maggiore di Mozart altrove: trombe e timpani incorniciano l’apertura con una patina celebrativa, mentre la coppia dei solisti promette un’interazione più conversativa, quasi cameristica, una volta che l’esposizione entri davvero nel vivo. Poiché la partitura si interrompe prima che si possano confermare i successivi snodi strutturali (sviluppo, ripresa, spazio per la cadenza), è più prudente ascoltare il K. 315f come uno scorcio di un progetto di primo movimento, più che come una forma integralmente ricostruibile.
Collocazione nel catalogo
In quanto frammento di concerto mannheimese per violino e tastiera, il K. 315f si inserisce tra gli esperimenti mozartiani della fine degli anni Settanta del Settecento con la scrittura concertante a più solisti — un percorso esplorativo che aiuta a fare da ponte tra i concerti per violino salisburghesi del 1775 e un pensiero più integrato, da concerto sinfonico, degli anni viennesi della maturità.[2]
[1] Wikipedia overview of the work: fragment status, Mannheim context, extent of surviving bars, and manuscript location (BnF).
[2] IMSLP work page summarizing the fragment (single movement), key, and commonly cited instrumentation details drawn from editions/cataloging.




