K. 175

Concerto per pianoforte n. 5 in Re

ヴォルフガング・アマデウス・モーツァルト作

Concerto per pianoforte n. 5 in Re
Ritratto di Wolfgang Amadeus Mozart del 1773 di Martin Knoller

Contesto e composizione (1773)

Wolfgang Amadeus Mozart compose il suo Concerto per pianoforte n. 5 in re maggiore, K. 175, nel dicembre 1773, quando aveva appena 17 anni[1]. Quest’opera occupa un posto speciale come primo originale concerto per pianoforte di Mozart – i quattro precedenti erano arrangiamenti di musiche di altri compositori (soprattutto Johann Christian Bach), non composizioni del tutto nuove[1]. All’epoca della stesura del concerto, Mozart era appena rientrato a Salisburgo dopo lunghi viaggi in Italia e in altre parti d’Europa, dove aveva assimilato le tendenze musicali più recenti. Nel 1773 Salisburgo era una piccola ma vivace città di corte del Sacro Romano Impero, governata dal principe-arcivescovo Hieronymus von Colloredo. In quell’anno Mozart era stato nominato musicista di corte a Salisburgo e godeva di opportunità di comporre in molti generi[2]. Tuttavia, la vita a Salisburgo significava anche muoversi in un ambiente di corte provinciale sotto un patrono severo, in un’epoca in cui l’Illuminismo fioriva e compositori come Haydn e Gluck occupavano un posto di rilievo nel panorama musicale europeo.

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La motivazione per la composizione di questo concerto non è documentata con certezza. Probabilmente fu scritto per l’uso personale di Mozart come solista – per mettere in mostra la sua virtuosità alla tastiera – o forse per la sua talentuosa sorella, Nannerl, anch’essa strumentista a tastiera[3].[3].[4].[5].“Concerto per il Clavicembalo… nel Decembre 1773,” indicando che era stato concepito per tastiera (clavicembalo) in senso generale[5]. All’epoca di Mozart, “clavicembalo” poteva significare clavicembalo o qualsiasi strumento a tastiera; in effetti, il fortepiano era ancora un’invenzione relativamente nuova. Gli studiosi moderni notano che la parte solistica contiene poche indicazioni dinamiche (il che suggerisce che potesse essere eseguibile persino all’organo, che non può variare il volume con il tocco)[6]. In ogni caso, il Concerto n. 5 di Mozart rappresenta il suo primo saggio originale nella forma, scritto sullo sfondo degli anni salisburghesi e della più ampia epoca classica degli anni 1770.

Organico e orchestrazione

Una caratteristica notevole del Concerto in re maggiore K. 175 è la sua orchestrazione. Mozart lo orchestrò per una compagine classica completa dell’epoca: 2 oboi, 2 corni in re, 2 trombe in re, timpani e archi (insieme alla tastiera solista)[7]. È notevole che questo sia l’unico tra i concerti di Mozart a includere trombe e timpani fino a molto tempo dopo (Concerto n. 10, K. 365)[7]. La loro presenza conferisce all’opera una sonorità festosa e magniloquente, più tipica di una sinfonia o di un brano cerimoniale. Le trombe e i timpani, tuttavia, sono impiegati solo nei movimenti estremi – come d’uso nell’epoca classica, il lento secondo movimento omette questi strumenti per consentire una tavolozza sonora più morbida e intima[7]. Il profilo timbrico complessivo è luminoso e celebrativo, sfruttando lo splendore della tonalità di re maggiore (spesso associata alle trombe) e completando i passaggi scintillanti del pianoforte solista. La scelta di Mozart di un organico ampio per questo concerto può riflettere l’intento di impressionare il pubblico e i patroni salisburghesi con un’opera splendida, “splendidamente costruita”, come osserva un commentatore[8].

Vale la pena ricordare che quando, più tardi, Mozart revisionò questo concerto a Vienna, apportò una piccola modifica all’organico: aggiunse un flauto all’orchestra[1]. Nel 1782 Mozart preparò un nuovo finale per il brano (di cui si dirà più avanti) e, in quella versione rivista, un flauto si unisce all’ensemble, arricchendo il colore timbrico. Nella forma originaria del 1773, però, Concerto per pianoforte n. 5 si distingueva già per la ricca scrittura orchestrale, con la tastiera abilmente integrata nel dialogo con i legni, i corni e gli effetti festosi di trombe e timpani.

Forma e caratteristiche musicali

Il Concerto per pianoforte n. 5 di Mozart segue la tipica struttura del concerto in tre movimenti del periodo classico, con una sequenza veloce–lento–veloce. Ogni movimento ha un proprio carattere e una propria forma, che mettono in mostra la precoce maestria di Mozart nel genere:

  • I. Allegro (re maggiore): Il primo movimento è un brillante e sicuro Allegro in forma concerto-sonata. Si apre con un’introduzione orchestrale che presenta i temi principali, seguita dall’ingresso del solista. Mozart impiega due temi principali, gioiosi e spesso costruiti su figure ascendenti a salti, che conferiscono alla musica un’energia esaltante[9]. La parte del pianoforte è brillante e ricca di passaggi virtuosistici lungo la tastiera, già impegnativi per l’esecutore. Per tutto il movimento, il dialogo tra pianoforte e orchestra è equilibrato e vivace, mantenendo dall’inizio alla fine una solare esuberanza in re maggiore[9]. (Mozart scrisse in seguito delle cadenze per questo movimento – in effetti, ci sono pervenute due diverse cadenze di sua mano – a indicare che lo eseguì e improvvisò variazioni in concerti differenti[10].)

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  • II. Andante ma un poco adagio (sol maggiore): Il secondo movimento offre un garbato contrasto. Impostato nella tonalità della sottodominante, sol maggiore, è un Andante che tende verso un tempo di Adagio, con un’atmosfera distesa e lirica. Qui l’umore diventa aggraziato e intimo, con trombe e timpani che tacciono per lasciare agli archi e ai legni un sommesso dialogo con il pianoforte[7]. Mozart presenta un tenero tema principale caratterizzato da un profilo discendente e cantabile (un dolce motivo in discesa) che infonde alla musica una pacata riflessività[11]. La forma richiama ancora quella di una sonata o di un’aria lirica, con il pianoforte che adorna le melodie con ornamentazioni espressive. Questo movimento mostra il dono di Mozart per la melodia espressiva; il pianoforte suona spesso in uno stile cantabile, quasi come un’aria operistica senza parole. Esistono cadenze anche per questo movimento, il che suggerisce che Mozart cogliesse l’occasione per abbellire il tempo lento con tocchi improvvisativi propri in esecuzione[10].
  • III. Allegro (re maggiore)Finale: Il finale originale del concerto è un rapido Allegro in re maggiore, scritto in un vivace tempo di 3/4. Nel manoscritto di Mozart sembra essere concepito come un rondò da concerto o forma-sonata ibrido[12]. La musica è gioiosa e audace, offrendo una conclusione trionfale. Mozart alterna scintillanti passaggi pianistici, liberi e spigliati, a robuste risposte orchestrali. È interessante notare che l’orchestra spesso presenta figure discendenti all’unisono che fungono da giocosi “ritornelli”, imbrigliando i voli di fantasia del pianoforte e conferendo al finale un carattere coeso, quasi danzante[12]. Gli ascoltatori dell’epoca avrebbero percepito questo movimento come energico e sontuoso, coronando il concerto con un senso di sfarzo ed entusiasmo.

Va notato che Mozart sostituì in seguito questo finale originale. Quando si trasferì a Vienna, decise di rivedere il concerto per un’esecuzione pubblica. All’inizio del 1782, Mozart compose un nuovo Finale in re maggiore (Rondò, K. 382) in sostituzione dell’ultimo movimento[1]. Questo nuovo finale in forma di rondò era concepito per risultare più immediatamente accattivante per il pubblico viennese, forse con temi più orecchiabili e un maggiore virtuosismo. Il finale rivisto (che includeva un flauto in orchestra) ebbe grande successo – Mozart riferì che “stava facendo furore a Vienna” al suo debutto[13]. Pertanto, nelle esecuzioni moderne del Concerto per pianoforte n. 5 si include talvolta il K. 382 come finale alternativo. Sia il finale originale sia quello sostitutivo mostrano la capacità di Mozart di forgiare una brillantezza capace di conquistare il pubblico; la versione del 1773 è robusta e dal carattere marziale, mentre il rondò del 1782 è spesso descritto come più leggero e cantabile, concludendo il concerto tra gli applausi entusiasti del pubblico dell’epoca[10].

Nel complesso, lo stile del concerto affonda le sue radici nell’idioma galante e del primo Classicismo che Mozart ereditò da mentori come J. C. Bach, ma si può già cogliere la sua voce personale nell’equilibrio tra grazia ed energia. L’impianto formale (con una piena esposizione orchestrale nel primo movimento, un lento lirico e una conclusione gioiosa) segue lo schema tipico del concerto che Mozart avrebbe continuato a sviluppare nei suoi successivi e più celebri concerti per pianoforte. Eppure, anche in questo lavoro precoce, la inventiva melodica, i contrasti efficaci e il dialogo tra solista e orchestra sono pienamente in evidenza.

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Ricezione e lascito

Il Concerto per pianoforte n. 5 di Mozart godette di un’accoglienza positiva già durante la sua vita, in particolare quando lo portò in scena a Vienna. Sebbene disponiamo di poche testimonianze delle sue prime esecuzioni salisburghesi (1773–74), il compositore stesso teneva chiaramente in grande considerazione l’opera – la mantenne nel proprio repertorio attivo per anni. Nelle sue lettere, Mozart menzionò spesso questo concerto, indicando che era tra i suoi preferiti[5]. Portò persino con sé la partitura in tournée; ad esempio, è documentato che eseguì questo concerto durante i suoi viaggi successivi e di nuovo dopo il trasferimento a Vienna[14]. Ciò suggerisce che il K. 175 fosse per lui un importante brano da vetrina come pianista-compositore.

L’episodio più celebre della sua successiva esecuzione fu il primo concerto pubblico di Mozart a Vienna, il 3 marzo 1782. Per l’occasione ripropose questo concerto salisburghese e vi aggiunse il Rondò finale appena composto (K. 382) per deliziare il pubblico viennese[13]. La risposta fu entusiastica – Mozart scrisse che il nuovo finale fece sensazione (“fece furore”) in città[13]. Gli ascoltatori apprezzarono evidentemente il brillante intreccio e le melodie fresche, e questo successo aiutò Mozart a consolidare la sua reputazione a Vienna sia come virtuoso sia come compositore. Il concerto originale con il nuovo finale fu pubblicato pochi anni dopo (nel 1785, a Parigi), diffondendo l’opera oltre le esecuzioni dello stesso Mozart.

Nel più ampio lascito, il Concerto per pianoforte n. 5 è spesso ricordato più per il suo significato storico che per la sua ubiquità nei concerti moderni. Si colloca sulla soglia della grande serie di concerti per pianoforte di Mozart – un traguardo precoce che preannuncia i capolavori a venire. Sebbene concerti successivi come il “Jeunehomme” (n. 9, K. 271) e i concerti viennesi degli anni 1780 abbiano in parte offuscato questo lavoro giovanile nel repertorio, il n. 5 in re maggiore continua ad attirare interesse per la sua brillantezza giovanile e per la luce che getta sullo sviluppo di Mozart. Viene occasionalmente eseguito e inciso, talvolta su strumenti d’epoca. Anzi, alcuni specialisti dell’esecuzione storicamente informata hanno sperimentato l’esecuzione di questo concerto al clavicembalo o organo invece che su un pianoforte moderno, richiamandosi al contesto del 1773. Lo studioso Cliff Eisen ha sostenuto che l’assenza di dinamiche scritte nella parte solistica e la grandiosa scrittura in re maggiore (con trombe e timpani) potrebbero indicare che il brano fosse originariamente destinato a organo con orchestra – un’ipotesi che ha portato ad almeno una registrazione con un organo in stile barocco come strumento solista[15]. Che lo si ascolti al clavicembalo, al fortepiano o all’organo, il vivace primo movimento, grazioso movimento lento, e esuberante finale continuano a incantare gli ascoltatori.

In sintesi, il Concerto per pianoforte n. 5 in re maggiore di Mozart nacque dal vivace milieu degli anni salisburghesi del giovane compositore, fondendo l’eleganza cortese del suo tempo con la musicalità innata di Mozart. Vide la luce in un mondo di concerti aristocratici e di uno stile classico in formazione, e servì egregiamente il suo autore come veicolo per il suo talento. La successiva ripresa del concerto a Vienna – completa di un nuovo finale pensato per conquistare il pubblico – ne consolidò il successo già in vita di Mozart[10][13]. Oggi, l’opera è ricordata come una pietra miliare della prima carriera di Mozart: un concerto stimolante e godibile che getta luce sul mondo musicale del XVIII secolo e sul genio di Mozart nella sua giovinezza. Ciascuno dei suoi movimenti offre un assaggio della chiarezza, dell’equilibrio e dell’inventiva che avrebbero raggiunto la piena fioritura nelle opere successive di Mozart, facendo del Concerto per pianoforte n. 5 insieme un prodotto della sua epoca e un tassello duraturo dell’eredità mozartiana.

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Sources

Mozart Piano Concerto No. 5 in D, K. 175 – Wikipedia[1][7][5]

Inada, Saeko. Commentary on Mozart Piano Concerto No. 5, K. 175 – PTNA Piano Encyclopedia (Japan)[3][4][16][17][18]

Predota, Georg. “Mozart’s Musical Journey (13 Feb 1782): Piano Concerto No. 5 with new Finale” – Interlude.hk[13]

Robins, Brian. Early Music Review – Remarks on K. 175 original instrument and context[15].

[1][5][7] Piano Concerto No. 5 (Mozart) - Wikipedia

http://en.wikipedia.org/wiki/Piano_Concerto_No._5_(Mozart)

[2] Wolfgang Amadeus Mozart | Vienna Mozart Concerts

https://www.mozart.co.at/w-a-mozart-en.php

[3][4][8][9][10][11][12][14][16][17][18] Konzert für Klavier und Orchester Nr.5 D-Dur K.175 - Mozart, Wolfgang Amadeus - PTNA Piano Music Encyclopedia

https://enc.piano.or.jp/en/musics/259

[6][15] Mozart: Piano Concertos – early music review

https://earlymusicreview.com/mozart-piano-concertos-4/

[13] The New Finale of Mozart's Piano Concerto No. 5 K175

https://interlude.hk/mozart-diaries-13-february-1782-piano-concerto-5-k-175-new-finale-k-382/