Due marce in Re maggiore, K. 335 (K⁶ 320a)
볼프강 아마데우스 모차르트 작

Le Due marce in Re maggiore, K. 335 (K⁶ 320a) di Mozart sono compatti brani cerimoniali scritti a Salisburgo nel 1779, quando il compositore aveva 23 anni. Pur nate con una funzione pratica, mostrano come Mozart sapesse investire anche la “musica d’occasione” di nitido colore orchestrale, equilibrio formale e gusto per lo spettacolo pubblico.
Origini e contesto
Negli anni salisburghesi di Mozart, la musica “da esterno” e cerimoniale non era un’attività marginale, ma una componente attesa del mestiere di un compositore di corte. Marce, serenate e cassazioni venivano scritte per serate di Tafelmusik (musica da banchetto), festività civiche, celebrazioni accademiche e intrattenimenti aristocratici: occasioni in cui la musica doveva incorniciare ingressi, processioni e passaggi, più che richiedere un ascolto in silenzio.
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Il catalogo Köchel colloca K. 335 tra le marce di Mozart, ma richiama anche un dato sociale essenziale: le marce potevano funzionare autonomamente, però erano spesso legate a più ampie “musiche notturne” (Nachtmusik) in più movimenti, come serenate e cassazioni, e talvolta circolavano separatamente dalla partitura madre [1]. Questa identità ibrida — utilità da brano a sé stante unita a una forte funzione di “cornice teatrale” — aiuta a capire perché le Due marce restino meno discusse delle sinfonie o dei concerti mozartiani, pur essendo documenti rivelatori del suo mondo sonoro salisburghese.
Composizione e prima esecuzione
Le due marce sono attribuite con sicurezza a Wolfgang Amadeus Mozart (autenticità “verificata” nel Digital Köchel) e datate a Salisburgo nel 1779; nel catalogo, per almeno una delle due, la datazione indicata è agosto 1779 [1]. Appartengono allo stesso anno della più ampia Serenata in Re maggiore, K. 320 (la Serenata “Posthorn”), e le guide di riferimento moderne collegano spesso le marce a questa serenata come musica introduttiva e conclusiva — una disposizione coerente con la prassi del XVIII secolo [2].
I dettagli precisi della prima esecuzione (data, luogo e occasione) non sono documentati con certezza nelle sintesi di catalogo più facilmente accessibili; è un fatto tipico dei pezzi d’uso destinati a un impiego ripetibile a corte, più che a un’unica “prima” in un concerto a pagamento. Tuttavia, la datazione salisburghese e il profilo cerimoniale in Re maggiore (con trombe e corni) suggeriscono con forza un contesto di festosa ostentazione pubblica, più che di musica da camera in ambito privato.
Organico
Le fonti pervenute e le edizioni successive tramandano K. 335 come marce orchestrali pensate per un luminoso organico salisburghese di carattere “pubblico”. La pagina dell’opera su IMSLP riassume l’organico come segue:
- Legni: 2 flauti, 2 oboi
- Ottoni: 2 corni, 2 trombe
- Archi: violini I e II, viola, violoncello/contrabbasso [3]
Due aspetti meritano attenzione. Primo: non si tratta semplicemente di una marcia per archi con fiati facoltativi; la scrittura degli ottoni è parte integrante del profilo cerimoniale, conferendo alla musica il suo taglio “all’aperto” e il suo peso retorico. Secondo: la presenza sia dei flauti sia degli oboi rimanda a un complesso salisburghese capace di rapidi cambi di colore — meno una banda militare che un’orchestra di corte impiegata nello spazio pubblico.
Forma e carattere musicale
IMSLP presenta il dittico come due brevi marce — la prima senza indicazione di tempo e la seconda con la dicitura Maestoso assai — rispettivamente di 63 e 61 battute [4]. La loro dimensione contenuta è parte della loro funzione: sono “cornici” musicali pensate per aprire o chiudere un evento in modo netto, con sufficiente certezza armonica e ritmica da coordinare il movimento (una processione, un ingresso) e con abbastanza brillantezza di superficie da nobilitare l’occasione.
Marcia n. 1 (Re maggiore)
La prima marcia (senza indicazione di tempo nelle voci di catalogo più comuni) propone ciò che un ascoltatore del XVIII secolo avrebbe riconosciuto come un suono festivo in Re maggiore: solidi pilastri di tonica e dominante, luminose scritture in tutti orchestrale e una fraseologia periodica chiarissima. L’interesse sta meno nello sviluppo motivico che nella retorica: nel modo in cui Mozart fa “parlare” l’orchestra con una cadenza pubblica, sicura.
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Marcia n. 2: Maestoso assai (Re maggiore)
L’esplicita indicazione Maestoso assai nella seconda marcia segnala un’intenzione cerimoniale più accentuata: non semplicemente “a tempo”, ma con un’ampiezza solenne. Qui emerge il dono mozartiano del senso delle proporzioni. Anche entro circa un minuto di musica, egli bilancia la brillantezza (punteggiature degli ottoni, svolte armoniche nitide) con una misura cortese che impedisce al pezzo di ridursi a puro clamore.
Considerate insieme, le due marce illustrano un paradosso mozartiano. Sono funzionali, persino intercambiabili dal punto di vista pratico; eppure sono inconfondibilmente lavorate. L’orchestrazione è economica ma significativa, e la fraseologia possiede quella qualità “rifinita” propria di un compositore che pensa per gesti quasi teatrali.
Ricezione e lascito
K. 335 non ha mai inseguito la fama legata alle sinfonie mature, alle opere o ai concerti per pianoforte di Mozart — né è stata concepita per quel tipo di ricezione. La sua fortuna successiva è stata soprattutto pratica: edizioni, trasmissione archivistica e registrazioni che spesso programmano le marce accanto alle serenate salisburghesi (in particolare K. 320), reintegrandole nella loro probabile funzione di cornice [2] [3].
Perché, allora, il pezzo merita attenzione oggi?
- Documenta lo “stile pubblico” salisburghese di Mozart. Le marce mostrano come la cerimonia di corte abbia plasmato la scrittura orchestrale — guidata dagli ottoni, ritmicamente diretta, armonicamente risoluta.
- Completa la tradizione più ampia della serenata. Ascoltata prima o dopo una serenata, una marcia ricalibra l’ascoltatore dallo spazio sociale a quello musicale (e viceversa), facendo apparire per contrasto ancora più ampi la scala e la varietà della serenata.
- Dimostra l’arte entro vincoli stringenti. Nelle forme in miniatura, l’eleganza di Mozart è messa a nudo: nessuno sviluppo elaborato può mascherare un materiale debole, dunque devono lavorare la chiarezza del gesto e il colore.
In conclusione, le Due marce in Re maggiore, K. 335 non sono “minori” perché esili; sono “minori” perché modesto è il loro compito. Eppure restano eccellenti esempi della capacità mozartiana di scrivere musica che funziona perfettamente nel mondo — e che continua a ricompensare un ascolto attento.
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[1] Mozarteum Digital Köchel catalogue entry for KV 335/02 (authenticity and Salzburg dating; context note on marches and serenades).
[2] Daniels’ Orchestral Music Online: K. 335 (320a) overview and linkage to Serenade No. 9, K. 320 (usage as introduction/conclusion).
[3] IMSLP work page for 2 Marches, K. 335/320a: edition listings and instrumentation detail summary.
[4] IMSLP work page for 2 Marches, K. 335: movement list with bar counts and tempo indication (*Maestoso assai*).












